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Comuni della provincia

 
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12 COMUNI IN PROVINCIA DI RAGUSA

Acate, Chiaramonte Gulfi, Comiso, Giarratana, Ispica, Modica, Monterosso Almo, Pozzallo, Ragusa, S. Croce Camerina, Scicli, Vittoria.

Le città di Ragusa, Modica e Scicli sono state inserite nella lista del Patrimonio dell’Umanità  dall’ UNESCO. Le bellissime città ragusane si ergono come perle uniche nel comprensorio del Barocco della Val di Noto e offrono l’opportunità  di visitare i loro innumerevoli monumenti, le chiese e i palazzi settecenteschi del tardo barocco. Tutto ciò e tanto altro, fanno della Provincia di Ragusa, una tra le mete turistiche più ambite ed apprezzate della Sicilia da parte di turisti italiani e stranieri, complice  oltre all’arte, che non si ferma al solo barocco, anche le sue bellissime coste, lunghe per oltre  50 chilometri dove la natura offre degli spettacoli mozzafiato tra coste rocciose, piccole spiagge nascoste dai canneti, scogliere,  e kilometri di sabbia finissima e dorata. La provincia di Ragusa , come da migliore tradizione siciliana è ricca anche  di appuntamenti folkloristici, di sagre e prodotti dop.

La provincia di Ragusa è costituita dall’altipiano ibleo, i picchi  più elevati non raggiungono i 1000 metri e sono tre: Monte Lauro, Monte Casale e Monte Arcibessi,mentre le uniche pianure presenti si localizzano nella piana di Vittoria e tra il territorio di Pozzallo e Ispica.

La parte centrale del territorio della Provincia di Ragusa, denominato “Tavolato ibleo” è costituito da formazioni vulcaniche come il Monte Lauro, che ne è la massima vetta ,la struttura geologica dell’area attorno a Ragusa determina  la presenza di consistenti giacimenti di petrolio ; da tempo immemore nella zona veniva già estratta la pietra pece, grazie alle  concentrazioni  asfalto – bituminose,  che è una roccia sedimentaria calcarea risalente al Cenozoico ed essendo impregnata di bitume ha la caratteristica di non sgretolarsi, atta quindi ad essere utilizzata come  materiale da costruzione ,decorazione,  pavimentazione.

RAGUSA, MODICA E SCICLI LA TROVERETE NELLA PAGINA SEGUENTE: "RAGUSA, MODICA E SCICLI"

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ACATE

La città di Acate, è situata sulla sponda sinistra del fiume Dirillo, al tempo dei romani chiamato Achates, per i ritrovamenti di pietre d’agata nel suo corso principale. Fino al 1938 il nome della cittadina, che oggi conta 10.320 abitanti, era Biscari, il cambio di nome fu proposto dallo storico locale Carlo Addario. La città è conosciuta per un’ episodio avvenuto durante la II guerra mondiale, passato alla storia come “ il massacro di Biscari”. Le prime tracce storiche di questo insediamento  umano risalgono al 1299, con la concessione del feudo da parte di Carlo II d’Angiò a Gualtiero Pantaleone. Nel territorio di Acate sono state scoperte tracce di vita preistorica attraverso reperti archeologici ritrovati, relativi all’età del bronzo, sono venute alla luce nella zona anche tracce di siculi, greci, romani, saraceni e bizantini. Con il terremoto del 1693, la città fu distrutta e completamente ricostruita nell’attuale sito, poco distante da quello originario.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE AD ACATE

  • Chiesa Madre San Nicola di Bari.
  • Castello dei principi di Biscari.
  • Chiesa di San Vincenzo.
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CHIARAMONTE GULFI

La città di Chiaramonte Gulfi, si trova a 15 kilometri da Ragusa, situata rispetto a quest’ultima a nord; sorge su di una collina a quota 668m. s.l.m. Sul territorio comunale sorge il monte Arcibessi, di 906 m. s.l.m. , la Città è costituita da 8.262 abitanti ed è considerata il “Balcone di Sicilia” per lo spettacolare panorama che si gode dalla sua altura. Il territorio di Chiaramonte Gulfi  comprende un’aea che va dai monti Iblei  fino alla piana di Vittoria, ed è bagnato dal fiume Dirillo. La città venne fondata col nome di Akrillai, dai Siracusani nel VII secolo A.C.. Dopo varie distruzioni ritroviamo intorno al 1300, il paese nella sua attuale collocazione fondato dal conte Manfredi  Chiaramonte, nel quale s’insediarono per primi gli abitanti di Gulfi, antico centro che sorgeva ad un livello più basso sulla collina, rispetto a Chiaramonte, che venne completamente distrutto dagli Angioini  durante i Vespri Siciliani nel 1299.Il terremoto del 1693, distrusse quasi interamente il paese,ma fu ricostruito sul medesimo impianto medioevale. Il nome Gulfi verrà aggiunto a quello ufficiale di Chiaramonte solo nel 1881, come memoria delle antiche origini del paese.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE A CHIARAMONTE GULFI
 
ARCHITETTURE CIVILI
  • Arco dell'Annunziata
  • Porta di Ragusa
  • Palazzo Montesano
  • Palazzo Comunale
  • Villa comunale
 
AERCHITETTURE RELIGIOSE
  • Basilica di Santa Maria La Nova
  • Santuario della Beata Maria Vergine di Gulfi - Santa Maria la Vetere
  • ​Chiesa Commendale dell'Ordine Gerosolimitano di San Giovanni Battista Protettore della città
  • Chiesa di San Vito
  • Chiesa di San Filippo
  • Santuario della Madonna delle Grazie
  • Chiesa di San Giuseppe
  • Chiesa di Santa Teresa d'Avila
  • Chiesa di San Silvestro
  • Chiesa del Carmelo Sacra Famiglia
  • Convento di Santa Maria di Gesù dei Francescani Minori
  • Chiesa di Santa Lucia

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COMISO

Comiso, città facente parte la provincia di Ragusa è abitata da 30.556 abitanti, si estende per 65 kilometri quadrati alle pendici dei monti Iblei. Non ci sono prove certe ma, si tende a identificare la città di Comiso con l’antica Casmene, città fondata dalla colonia greca insediatasi a Siracusa, ma della quale purtroppo si ha scarsa conoscenza.

ORIGINI E STORIA DELLA CITTA'

E’ nel periodo eneolitico che dobbiamo arrivare per trovare  tracce dei primi insediamenti nel territorio di Comiso, dove si svilupparono i primi villaggi abitati dai siculi; del quale periodo oggi  rimangono a testimonianza le grotte ricavate nei monti Monterace,  Monteracello, Monte Tabbuto, Cozzo Apollo e Cava Porcaro. Greci, romani, arabi, normanni, bizantini, nei secoli il territorio di Comiso, come per tutta la Provincia di Ragusa  subì le sue dominazioni, alcune delle quali si rivelarono proficue per tutto il territorio ibleo, come quella araba, i muri a secco che caratterizzano la provincia di Ragusa, ad esempio, nacquero sotto il dominio arabo.

Nel 1393 Comiso viene assegnata ai Conti Cabrera ed entra a far parte della Contea di Modica, fino al 1453 quando in seguito ad una crisi economica i Cabrera furono costretti a vendere al Principe Periconio II Naselli d’Aragona. Sotto i Naselli  Comiso visse un periodo di opulenza e splendore, che culminò nel 1571 quando Gaspare II Naselli elevò il “Baronato di Comiso”  a “Contea di Comiso”. Durante il Rinascimento, quindi, la città si arricchì delle chiese maggiori, di conventi e monasteri, di un’ospedale, una cartiera e una sede Giuratoria presso il castello dei Naselli. Nella prima metà del seicento, padre Pietro Palazzo, attraverso l’istituzione di conventi e monasteri contribuì alla crescita culturale e religiosa di varie generazioni.
Anche Comiso fu colpita dal terremoto del 1693 che rase al suolo le maggiori chiese, che in seguito furono ricostruite.
Nel 1816 con la soppressione dei feudi in Sicilia voluta da Ferdinando di Borbone, i Naselli perdettero il governo della Città.

STORIA MODERNA DELLA CITTA' DI COMISO

I primi giorni dell’anno 1945 videro Comiso balzare agli onori della cronaca per un evento di ribellione contro la chiamata di leva alle armi del Governo Badoglio, colpevole, secondo i rivoltosi di pretendere ancora il servizio per i Savoia andando a combattere in Oriente in appoggio alle truppe Anglo - Americane. Fu così che il 6 gennaio 1945 fu proclamata la Repubblica indipendente di Comiso retta da un governo popolare. Comiso visse la sua indipendenza per una settimana poi fu circondata e sotto minaccia di bombardamenti, l’11 gennaio 1945 si arrese, tutti i ribelli furono arrestati, circa 300, nonostante gli accordi per la resa e confinati nelle prigioni di Ustica e Lipari fino al 1946 quando vennero rilasciati in seguito alla proclamazione della Repubblica italiana.

Gli anni ottanta del secolo scorso videro ancora Comiso protagonista al centro di interessi ed intrighi internazionali, con i suoi territori occupati da una base NATO che possedeva nel suo armamento 112 missili Cruise a testata nucleare, in seguito alla decisione del Governo Spadolini  del 1981, che stabiliva di localizzare nell’ex aeroporto l’aria destinata alla base NATO.

Dal 1981 al 1987 la città di Comiso fu territorio di pacifisti dimostranti, di scontri con la polizia, di manifestazioni finite con feriti ed arresti, ma i missili e i militari americani rimasero fino a quando non si raggiunse l’accordo tra Reagan e Gorbaciov sulla riduzione degli euromissili. Nel 1991 la base NATO venne smantellata. 

Nel 1999 i riflettori nazionali furono puntati ancora su Comiso in seguito alla riapertura dei locali della base NATO, nell’ambito dell’operazione “ missione arcobaleno” dove vennero accolti 5000 profughi Kossovari. Fu in quella occasione che Comiso venne ribattezzata “Città della Pace”.

Dal 2013 a Comiso apre il nuovo aeroporto civile "Vincenzo Magliocco", speranza per il turismo in provincia di ragusa.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE A COMISO

  • Duomo di Comiso e Chiesa Madre - Santa Maria delle Stelle
  • Basilica di Maria SS. Annunziata
  • Chiesa di S. Francesco all’Immacolata
  • Chiesa di S. Biagio
  • Chiesa del Gesù (sconsacrata)
  • Chiesa S. Maria delle Grazie
  • Pagoda della Pace
  • Castello dei Principi Naselli d’Aragona  
  • Palazzo Comunale
  • Ex Mercato Ittico
  • Palazzo Occhipinti
  • Palazzo Iacono-Ciarcià
  • Palazzo Trigona di Canicarao
  • Terme Romane di Diana
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GIARRATANA

Giarratana è il comune più piccolo della provincia di Ragusa conta 3242 abitanti, posto sulle pendici del monte Lauro a 520 metri s.l.m., ha un clima mitigato dovuto alla protezione delle colline che formano un cerchio attorno ad esso  proteggendolo.
Il comune di Giarratana è attraversato da molti corsi d’acqua, tutti confluenti dell’Irminio, il quale lambisce il centro abitato; Giarratana dista circa 20 km da Ragusa.
Nel territorio del Comune di Giarratana si sono ritrovate tracce preistoriche, risalenti al II millennio A.C. probabilmente dei siculi,mentre le prime tracce scritte risalgono al periodo normanno, la città fece parte della contea di Ragusa con Goffredo, figlio di Ruggero I,in quel periodo il paese venne fortificato con mura e castello. Durante il regno dell’imperatore Enrico IV di Germania nel 1195, Giarratana divenne feudo di Rinaldo d’Acquaviva, un parente dell’imperatore. Fu retto nel basso medioevo da importanti famiglie, prese parte ai vespri siciliani schierandosi contro gli angioini ,massacrati dagli aragonesi nel 1299 in una battaglia che diede il nome ad una contrada del paese “porta dei francesi”. Nel 1400 il feudo fece parte della Contea di Modica, ma Bernardo Cabrera lo dovette vendere, per pagare alcuni debiti , a Niccolò Caseggia che poi lo vendette alla famiglia Settimo, di origine pisana, che comprò la baronia di Giarratana nel 1454.Durante il governo dei Settimo, il feudo crebbe dal punto di vista artistico ed anche di fama ,tant’è che nel 1559, Carlo Settimo per essersi distinto nella lotta contro i  turchi ottenne l’elevazione da “Baronia” a “Marchesato”.Prima del terremoto del 1693, la città era situata più a nord, rispetto ad oggi, in prossimità del monte Lauro; in seguito al terremoto che la distrusse causando 541 morti fu ricostruita più a sud. Il nome antico era Cerratanum Iarratanae, dopo la ricostruzione il suo nome ufficiale fu Giarratana.I Patroni della città sono S. Bartolomeo e la Madonna della neve .

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSI A GIARRATANA

  • Chiesa di San Bartolomeo
  • Basilica di Sant'Antonio
  • Chiesa Madre
  • I ruderi del Castello dei Settimo 
  • Museo a cielo aperto, zona archeologica ' u cuozzu '
  • Villa romana presso la contrada "orto mosaico", con mosaici pavimentali
  • Il parco di Calaforno
  • Palazzo barone
  • Il sito archeologico di "Terravecchia"
  • "u rugghiu"
  • villa romana in contrada margi
  • necropoli preistoriche
  • chiesetta bizantina
  • catacomba cristiana
  • castello in contrada Monterotondo

FESTE POPOLARI E RELIGIOSE

  • 17 gennaio - festa di sant'Antonio abate; caratteristica della festa è la tradizionale benedizione degli animali 
  • 19 marzo - festa di san Giuseppe con i tradizionali "altari";
  • 5 agosto - festa della Madonna della Neve Patrona di Giarratana, con la "sciuta"
  • 14 agosto - sagra della cipolla;
  • 21 agosto - tradizionale fiera di san Bartolomeo;
  • 24 agosto - festa di san Bartolomeo, Patrono Principale di Giarratana, con la tradizionale "sciuta".
  • 19 settembre - festa di san Giuseppe
  • dicembre-gennaio - presepe vivente

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ISPICA

La città di Ispica si trova nella costa sud orientale della Sicilia confina con il territorio della Provincia di Siracusa. Situata su una collina , il colle Calandra, dista 31 km a sud-est del capoluogo provinciale. Il territorio  Include il Parco archeologico della Forza  e Cava Ispica, riserva naturale prossima a far parte del Parco nazionale degli iblei. Inoltre fanno parte le riserve naturali dei Pantani, del Maccone Bianco e dell'isola dei porri, uno scoglio meta di escursioni subacquee, situato a 2 km dalla costa. Ad est, lungo la Cava Ispica, è attraversato dal fiume Busaitone, spesso in secca, le cui acque alimentavano, con il nome di Rio della Favara, i Pantani. La sua costa si estende fra il comune di Pozzallo e quello di Pachino, in provincia di Siracusa, per 13 km di lunghezza, prima con tratti bassi e sabbiosi e poi alti e rocciosi. "Punta Ciriga", che si trova nel territorio comunale, segna il punto più meridionale della provincia di Ragusa.

La città di Ispica si chiamava  Hyspicaefundus in epoca romana, successivamente cambiato in Spaccaforno fino al 1934 quando il Podestà, sulla scia della politica fascista del cambio dei nomi delle città chiese al governo, a nome della cittadinanza, il cambiamento del nome di Spaccaforno in Ispica. 

Le dominazione succedutasi nel territorio, come per tutto il resto della Provincia di Ragusa furono sicula, greca, romana , bizantina. Pare che l’apostolo Paolo avendo soggiornato a Spaccaforno, non lontano dal castello, fece scaturire una fonte, al contatto della cui acqua i serpenti intorpidivano e morivano come si evince dalle ricerche dello storico palermitano Antonio Mongitore nel suo libro “Della Sicilia Ricercata”. Gli arabi dominarono i territori tra il IX e l’XI secolo fino alla liberazione da parte dei normanni. Una leggenda popolare parla di una maga saracena che abitava il territorio ed ivi fu sepolta volendo tramandare alla popolazione  le sue conoscenze esoteriche tramandate, pare nei secoli. Varie le vicissitudini sulla sua amministrazione da parte delle grandi famiglie nobiliare, infatti ,dopo essere passata dalla dominazione sveva e angioina, all'inizio del XIV secolo fu in possesso del viceconte Berengario di Monterosso, tesoriere del regno, che ne fece dono alla regina Eleonora d'Angiò, moglie del re Federico III. Pietro II la concesse in feudo al fratello Guglielmo duca di Atene, dal quale passò in eredità al suo maggiordomo Manfredi Lancia. Fu confiscata quindi agli eredi di questi, che si erano ribellati al re Federico III. Occupata da Francesco Perfoglio nel 1367 gli fu concessa in feudo nel 1375. Il territorio seguì quindi le vicende della contea di Modica e fu in possesso di Andrea Chiaramonte e dopo la sua ribellione fu assegnata dal re Martino I a Bernardo Cabrera. Nel 1453 passò a Antonio Caruso di Noto, "maestro razionale" del regno  e nel 1493 fu portata in dote dalla figlia di questi, Isabella Caruso, al marito Francesco II Statella e gli eredi ne rimasero in possesso fino all'abolizione della feudalità nel  1816.

L'11 gennaio 1693 alle ore 13,30 Ispica fu colpita da un violento terremoto . Con un'intensità pari a 7,4° della scala Richter è stato in assoluto il terremoto più intenso mai registrato nell'intero territorio italiano. Il terremoto rase al suolo l'intera cittadina che prima si estendeva per gran parte all'interno della Cava Ispica. Inoltre scomparve il Fortilitium, castello medievale della famiglia Statella e numerose chiese non più ricostruite. Inoltre il sisma inevitabilmente favorì fame e malattie come la peste, la quale colpì chi fortunatamente era sopravvissuto ad esso. Nonostante le numerose perdite, i pochi rimasti ebbero la forza di ricostruire la città, grazie all'aiuto di persone provenienti dai paesi vicini e alla generosa beneficenza dei baroni locali. Dopo il terremoto la città venne ricostruita nella zona pianeggiante al di fuori della cava, sebbene l'antico insediamento non fu mai del tutto abbandonato. Alcuni quartieri furono ricostruiti intorno alle chiese che anche se danneggiate resistettero alle scosse, mentre gli altri furono costruite ex novo seguendo una struttura a scacchiera con strade larghe e dritte. La nuova Spaccaforno portò la nascita di bellezze barocche come Santa Maria Maggiore, la Chiesa di San Bartolomeo e la S.S. Annunziata e, in seguito, all'arrivo del Liberty, con Palazzo Bruno e Palazzo Bruno di Belmonte di Ernesto Basile. Dal 1812 la città fu incorporata nel distretto di Modica e nella provincia di Siracusa, dalla quale passò nel 1927 alla nuova provincia di Ragusa.

Il 12 ottobre 1987 Ispica, su iniziativa dell'allora sindaco Dott. Quinto Bellisario, ha ottenuto il titolo di città con decreto del Presidente della Repubblica.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE AD ISPICA

  • Basilica di S. Maria Maggiore
  • Basilica della SS. Annunziata
  • La Chiesa Madre di San Bartolomeo
  • Chiesa Madonna del Monte Carmelo
  • Palazzo Bruno di Belmonte
  • Cava Ispica
  • Parco archeologico della Forza
  • Catacombe di San Marco

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MONTEROSSO ALMO

Monterosso Almo è uno dei tre comuni montani della provincia, dista 28 chilometri da Ragusa ed è  quello situato  più a nord nella provincia di Ragusa, con una popolazione di 3174 abitanti. Sorge sui Monti Iblei a 691 metri s.l.m. a pochi chilometri dalla vetta del Monte Lauro.

Come per altri centri della Provincia di Ragusa con la scoperta negli anni '60 delle necropoli di Calaforno e l'abitato di monte Casasia, , si è dimostrano infatti come il territorio sia stato abitato da popolazioni sicule. L'ipogeo di Calaforno è stato inizialmente usato come luogo di sepoltura, poi come luogo di abitazione e, nel periodo romano come luogo di rifugio dei cristiani.

Queste popolazioni in seguito alle incursioni dei greci si ritirarono sui monti interni, dando vita ad altri centri. Non esistono documenti che risalgono al periodo greco-romano. In una zona situata sulla strada Vizzini-Monterosso si trovano le grotte dei Santi con alcuni affreschi bizantini, che sono state abitate nel periodo delle persecuzioni cristiane.

Nel 1168 il paese appartenne a Goffredo figlio del Conte Ruggero. Già il paese aveva una fisionomia e un certo numero di abitanti e prese il nome di Monte Jahalmo. Successivamente il paese appartenne al conte Enrico Rosso che costruì un castello presso la contrada Casale del quale si è persa ogni traccia. In seguito alle nozze di Enrico con la figlia di Federico Chiaramonte, il paese entra a far parte della Contea di Modica e in questo periodo prende il nome di Monterosso.

Dopo la caduta dei Chiaramonte, intorno all'anno 1393, la contea, e quindi anche Monterosso, passò in mano di Bernardo Cabrera. Il Cabrera, assetato di potere, portò il paese alla rovina, dopo che fallite le sue ambizioni di ottenere la corona di Sicilia fu costretto a pagare un forte debito vendendo il paese. In seguito, nel 1508, il paese fu ricomprato dagli eredi del Cabrera, i quali vi costruirono due castelli.

L'11 gennaio del 1693 anche Monterosso fu colpito dal tremendo terremoto che distrusse la Sicilia orientale, vi furono circa 200 morti e solo pochi ruderi rimasero quali la cappella di Sant'Antonio e il Mulino Vecchio. Da allora il paese è stato ricostruito sempre più in cima al monte, assumendo l'attuale topografia.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE A MONTEROSSO ALMO

  • Basilica di San Giovanni Battista;
  • Chiesa Matrice di Santa Maria Assunta, monumento nazionale;
  • Chiesa di Sant'Antonio Abate;
  • Chiesa di Sant'Anna;
  • Palazzo Cocuzza, palazzo tardo-barocco;
  • Casa palazzata Barone Burgio;
  • Fontana pubblica del 1894.

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POZZALLO

Pozzallo che conta una popolazione di 19.116 abitanti e dista  31 chilometri dalla città di Ragusa. È formato da un territorio che è bagnato dal Mar Mediterraneo  a sud, mentre confina con i  comuni di Modica e Ispica. Gran parte del territorio è occupato dall'insediamento urbano, in direzione Ispica e Santa Maria del Focallo sono numerosi i terreni coltivati a vigneti ed oliveti.

Il clima di Pozzallo è tipicamente mediterraneo, contraddistinto da inverni miti e poco piovosi, con temperature che raramente scendono sotto i 10 gradi, ed estati calde, mitigate dalla brezza marina, il mese di luglio è quello che fa registrare i picchi più alti delle colonnine di mercurio, rispetto ad altre località nello stesso periodo.

Nel XV secolo questo paese era chiamato "Puteus-alòs" cioè pozzo a mare, riferito ai molti pozzi d'acqua dolce che in quei secoli abbondavano lungo la sua costa, e ai quali attingevano i velieri di passaggio.

Pozzallo ha un’importanza storica che risale alla fine del XIV secolo, con la costruzione da parte dei Chiaramonte, Conti di Modica, di un "Caricatore", un complesso di magazzini proprio sulla costa, e di pontili e scivoli per l'imbarco di merce sui velieri. Con il Caricatore Pozzallo diventa uno degli scali più attivi dell'isola, per la sua importanza fu considerato il secondo Caricatore della Sicilia.

A sua difesa agli inizi del XV secolo Alfonso V d'Aragona autorizzò la richiesta del conte Giovanni Bernardo Cabrera, di costruire una torre: "Torre di Cabrera" molto imponente e di grande importanza militare per l'avvistamento preventivo dei velieri pirata che in quel tempo miravano spesso ai magazzini del Caricatore, sempre colmi del grano della Contea di Modica, che da Pozzallo raggiungeva i più lontani porti del mediterraneo. Nella torre prestavano servizio soldati e artiglieri e sulle sue terrazze vi erano piazzati cannoni di diverso calibro mentre i cavalleggeri sorvegliavano la costa. Nelle vicinanze della Torre cominciò così a nascere il primo agglomerato urbano, costituito in un primo tempo da poche centinaia di persone fra soldati e pescatori, ma ben presto con l'incremento delle attività marittimo-commerciale arrivò a triplicarsi e a passare da borgata dipendente da Modica, a comune autonomo in data 12 giugno 1829, con decreto di Francesco I di Borbone, Re delle Due Sicilie.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE A POZZALLO

  • Chiesa Santa Maria di Porto Salvo
  • Chiesa di San Paolo
  • Chiesa di Maria Madre della Fiducia
  • Chiesa della Madonna del Rosario (chiesa madre)
  • Chiesa di San Giovanni
  • Palazzo Musso
  • Palazzo Pandolfi
  • Palazzo Giunta
  • Villa Tedeschi
  • Palazzo comunale Giorgio La Pira
  • Torre Cabrera: monumento nazionale, stemma e simbolo della città
  • Castello di Martino

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SANTA CROCE CAMERINA

Santa Croce Camerina è un comune di 10.323 abitanti della provincia di Ragusa , si trova a sud ovest di Ragusa, da cui dista 26 chilometri. Il comune si affaccia sul canale di Sicilia e confina con il solo comune di Ragusa dal quale è circondato,  le sue frazioni sono Casuzze, Kaukana, Punta Secca, Punta Braccetto che ogni anno sono caratterizzate da un intenso sviluppo turistico estivo.

Comune erede della colonia siracusana di Kamarina, fondata nel 598 a.C. e costruita sui colli antistanti il porto alla foce dell'Ippari. La fondazione avvenne da parte di ecisti siracusani e perciò di origine corinzia, Daskon e Menekleos, che guidarono i coloni, ed è testimoniata dall'emissione di una moneta con l'elmo corinzio e una palma mediterranea.

Il porto fu costruito drenando la preesistente palude, da qui il nome della ninfa Kama ed il simbolo della rinascita con il Cigno. Da colonia di Siracusa Kamarina si affermò quale Polis autonoma e nell'anno 553 a.C. si ribellò alla città-madre coinvolgendo nella sua causa le vicine popolazioni sicule sue alleate. Durante il dominio esercitato dal condottiero Ippocrate di Gela venne ripopolata con coloni geloi nell'anno 495 a.C., ma il suo successore Gelone dei Deinomenidi la distrusse nel 485 a.C. per ampliare il suo potere a Siracusa.

Nel 461 a.C. con la caduta dei Deinomenidi a Siracusa la Polis riacquistò la propria autonomia e libertà e aumentò la popolazione poiché diede la cittadinanza a molti esuli geloi. In seguito alla pace di Gela del 424 a.C. voluta dal siracusano Ermocrate a Kamarina venne assegnata da Siracusa come tributaria la polis siculo-ellenizzata di Morgantina, in cambio di una somma di denaro. Durante la guerra fra Atene e Siracusa, sembra che Kamarina avesse aderito alla causa ateniese, come pare testimoniato dai tipi di diverse emissioni di monete, ma poi si defilò quando ad Alcibiade venne tolto il comando dell'esercito ateniese. Durante l'avanzata dell'esercito punico guidato da Annibale nel 406-405 a.C., Kamarina venne nuovamente saccheggiata e distrutta. Kamarina rientrò nell'orbita siracusana durante il dominio di Dionisio il grande e prese parte alla simmachia di Dione nell'anno 357 a.C., quando questi con il suo esercito si portò alla conquista di Siracusa in potere del nipote Dionisio il giovane. Dopo avere subito altri rovesci venne restaurata da Timoleonte nel 338 a.C., ma i suoi commerci diminuirono progressivamente durante la guerra fra Agatocle e Cartagine. Fu saccheggiata dai Mamertini nell'anno 280 a.C.; poi fu occupata dai Romani; in seguito, poiché aveva aderito alla causa punica, venne severamente punita dai Romani nell'anno 258 a.C. con una distruzione quasi totale. Un villaggio di età repubblicana occupò soltanto il promontorio. Durante il periodo dell'Impero romano venne realizzato un nuovo porto nella vicina Kaukana (Punta Secca) e quindi la città venne progressivamente abbandonata dai suoi abitanti, che si spostarono nel nuovo porto e all'interno della Sicilia. Nell'area del tempio trasformato in chiesa persistette tuttavia un piccolo villaggio. Durante la conquista araba il sito di Kamarina venne saccheggiato. Nel periodo di dominazione normanna venne prima concessa dal gran Conte Ruggero I al figlio Giordano e successivamente venne assegnata prima al conte di Marsico e da questi donata ai Benedettini di Scicli nel 1150, come si rileva da un documento dell'epoca. Dal 1392 fece parte, con Bernardo Cabrera, della Contea di Modica, per essere poi ceduta nel 1453 in affitto, reso poi perpetuo, a Pietro Celestri, nobile modicano, che la ripopolò significativamente. In seguito fu protetta con torri fortificate presso Capo Scaramia per proteggerne il territorio dai Pirati nel XVI secolo da G.B. Celestri e la sua popolazione si stabilizzò. Nel 1812 con l'abolizione della feudalità diventò comune.

Oggi la popolazione di S. Croce Camerina  è multiculturale, la prevalenza di stranieri è più notevole rispetto a qualsiasi altra citta della Provincia di Ragusa, in larga maggioranza gli stranieri più presenti sono tunisini, ma è presente anche una comunità romena e una albanese la maggior parte di loro lavora nell’agricoltura, difatti l'economia della città è basata soprattutto sulla coltivazione di cereali, ortaggi, agrumi e olive; e sulla floricoltura di gladioli, garofani, tulipani e rose, coltivati in serre.

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VITTORIA

Vittoria è un comune italiano di 63. 628 abitanti della provincia di Ragusa in Sicilia. È, dopo Ragusa stessa, il comune più popolato di tutta la provincia, Vittoria è la città più giovane della provincia  infatti presenta una moderna struttura a scacchiera, con strade larghe e rettilinee.

Il suo territorio si sviluppa sulla piana di Vittoria, definita dai greci "Plaga Mesopotamica Sicula", poiché limitato dai due fiumi Ippari e il Dirillo. La città fu fondata su una pianura molto fertile nota come contrada "Boscopiano".

A sud della città si sviluppa la "Riserva naturale Pino d'Aleppo", lungo il fiume Ippari, fino alla foce. Le coste che si affacciano sul mare sono basse e sabbiose quasi inesistenti gli scogli. Il clima è quello Mediterraneo. La sua scarsa altitudine ne determina delle temperature medie più calde rispetto a quelle che si registrano sul resto della provincia. Le temperature  più fredde si registrano nel mese di gennaio, mentre i mesi più caldi sono luglio ed agosto.

Nella valle del fiume Ippari  sono state trovate tracce di insediamenti preistorici risalenti all'età del bronzo. Alla foce dell'omonimo fiume e attorno alla costa si trovano le rovine di Kamarina, città greca colonia della dorica Siracusa risalente al VI secolo a.C.

La città fu fondata il 24 aprile del 1607 dalla contessa Vittoria Colonna Henriquez-Cabrera. Morto il marito Luigi III, Almirante di Castiglia, duca di Medina de Rioseco e conte di Modica, la contessa si trovò a dover fronteggiare gravi difficoltà economiche, fu così che Vittoria Colonna decise di richiedere al re di Spagna la concessione di un privilegio regio per la fondazione di un nuovo insediamento, che le avrebbe consentito di risollevare le sorti del patrimonio familiare. La richiesta venne accolta, ed il privilegio regio, concesso dal re Filippo III il 31 dicembre 1607 a Madrid, dispose la riedificazione dell'antica Kamarina, con il nome di Vittoria, in onore della sua fondatrice. Il nucleo cittadino sorse attorno al castello e alla chiesa Madre; dopo il terremoto del 1693 fu ampliato e continua ad espandersi tuttora. La città fece parte, quindi sin dalla sua fondazione, fino all'abolizione della feudalità, nel 1812, della Contea di Modica, fino al 1926. Vittoria registrò un notevole sviluppo economico e demografico, attirando le popolazioni delle località vicine. Successivamente restò nell'ambito del Circondario di Modica, suddivisione della neo-provincia di Siracusa, per passare infine alla Provincia di Ragusa.

Il simbolo di Vittoria rappresenta un'aquila con una corona, che porta tra gli artigli un festone, su cui c'è scritto "Victoria pulchra civitas post Camerinam" (Vittoria bella città dopo Camarina). Sul petto dell'aquila è raffigurata una torre, simbolo della famiglia Henriquez Cabrera. In seguito al grande sviluppo del vigneto nell'Ottocento, fra gli artigli dell'aquila apparvero dei rigogliosi grappoli d'uva, a significare la vocazione vinicola della città. Tale stemma si può trovare nella basilica di San Giovanni Battista e al teatro Vittoria Colonna.

Economicamente, il territorio di Vittoria è uno dei più interessati della Sicilia. L'attività principale continua ad essere quella agricola; molto diffusa è la coltura in serra, in cui si coltivano maggiormente pomodoro, ciliegino, melanzane, peperoni, e zucchine. Vittoria è un grosso centro di produzione ortofrutticola, di vini e di olio, che continuano ad alimentare la produzione e il commercio. Famoso è il Cerasuolo, vino tipico vittoriese DOCG. Rilevante è anche la floricoltura, che alimenta l'apposito "mercato dei fiori"; in cui il fiore in assoluto più prodotto risulta essere il garofano. La pesca è sviluppata grazie al porto peschereccio di Scoglitti che è la frazione balneare della città di Vittoria con un porto e un mercato del pesce. Dove si vende il pescato all’asta. Per lo smercio dei prodotti locali, come uva, olio e ortaggi, a Vittoria è stato edificato il più grande mercato ortofrutticolo d'Italia. Vi sono inoltre diverse agenzie di trasporto.

Data la modernità della città, questa non ha molti monumenti artistici di grande valore storico. Si distingue, tuttavia, per la varietà degli stili che caratterizzano alcuni edifici. Infatti Vittoria è ricca di testimonianze dello stile Liberty e Art Decò, introdotto dal grande architetto palermitano Ernesto Basile. I palazzi e le case in stile Liberty qui presentano strutture sobrie ed eleganti con sporgenti balconate, balaustre dalla ricca e raffinata decorazione, portali sormontati da fregi con motivi floreali, impreziositi di particolari plastico-decorativi di raro equilibrio compositivo.

MONUMENTI E LUOGHI DI INTERESSE A VITTORIA

  • Basilica di San Giovanni Battista
  • Chiesa Madonna delle Grazie
  • Teatro Comunale Vittoria Colonna
  • Castello Colonna Henriquez
  • Fontana del Garì
  • Il Calvario