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Musei in provincia di ragusa

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elenco dei musei in provincia di ragusa

CHIARAMONTE GULFI: 1. Museo di arte sacra - 2. Museo di cimeli storico militare - 3. Museo del ricamo e dello sfilato siciliano - 4. Casa Museo liberty - 5. Museo ornitologico - 6. Museo degli strumenti etnico musicali - 7. Museo dell'olio - 8. Pinacoteca Giovanni De Vita.
RAGUSA e RAGUSA IBLA: 1. Museo archeologico Ibleo - 2. Castello di Donnafugata - 3. Museo del tempio contadino - 4. Civica raccolta Carmelo Cappello - 5. Museo civico l'Italia in Africa - 6. Museo Diocesiano - 7. Museo del Duomo - 8. Museo delle benedettine - 9. Museo naturale delle miniere d'asfalto.
ACATE: 1. Museo dell'artigianato siciliano - 2. Castello Principe Biscari.
MODICA: 1. Museo ibleo delle arti e tradizioni popolari - 2. Chiesa rupestre di San Nicolò inferiore - 3. casa dello scrittore Salvatore Quasimodo - 4. Ex ospedale Campailla - 5. Museo del cioccolato.
ISPICA: 1. Zona archeologica Parco Forza - 2. Mulino ad acqua cavall' d'ispica.
VITTORIA: 1. Museo storico Italo/Ungherese - 2. Museo del carrubo e della civiltà contadina - 3. Museo d'arte sacra Mons. Federico La China - 4. Museo civico polivamente Virgilio Lavore
GIARRATANA: 1. Museo dell'emigrazione Iblea - 2. Museo antropologico a cielo aperto.
MONTEROSSO ALMO: 1. Museo civico
SCICLI: 1. Museo della cucina iblea - 2. Museo del costume - 3. Grotta mueo la grotta di don Carmelo - 4. Presepe artistico dei fratello Marinero - 5. Presepe artistico della famiglia Caruso.
SANTA CROCE CAMERINA: 1. Museo dei fumetti - 2. Zona archeologica caucana - 3. Museo archeologico regionale di Kamarina.
POZZALLO: 1. Torre Cabrera
COMISO: 1. Museo civico di storia naturale - 2. Fondazione Gesualdo Bufalino (scrittore).

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CHIARAMONTE GULFI

Indirizzo: Piazza Duomo; Provincia di Ragusa; Telefono: 0932 711239 - 0932 928219. 
1. MUSEO DI ARTE SACRA - via S. Caterina (ang. Piazza Duomo) Il museo si sviluppa su quattro sezioni espositive: il rito religioso, l'arte plastica, la pittura, l'arredo e il rivestimento ceramico. La prima sezione presenta Paramenti e Arredi Sacri, quasi interamente collocati nella sala grande. Vi si ammirano piviali in oro e seta; diverse pianete; un ostensorio in argento con alla base la statuetta di Santa Caterina, calici in argento, una croce d'altare in madreperla, finissime stole e cotte e mantelline. Dell'arte plastica il museo presenta le sculture in terracotta del maestro Giuseppe Criscione e dei figli Alberto e Paola; oltre trenta “statuine” del Presepe Etnografico degli Iblei nello stile classico di Criscione così come è conosciuto in tutta Europa. Il Presepe è ricostruito su un plastico raffigurante elementi del Patrimonio architettonico e ambientale di Chiaramonte. Nella sezione pittorica sono esposte alcune tele di S. Montanucci che riproducono gli interni delle Chiese di San Giovanni Battista, del SS. Salvatore, di San Vito e del Santuario di Gulfi.E’ ospitata anche una collezione di Giacomo Alessi, notissimo artigiano ceramista calatino, che della ceramica ha fatto un'arte, nazionale, europea.

2. MUSEO DI CIMELI STORICO MILITARI - Piazza Duomo La raccolta di Emanuele Gulino, collezionista di fama nazionale, supera i mille reperti, su vicende che hanno interessato la storia militare italiana degli ultimi due secoli. I cimeli custoditi abbracciano momenti tragici ed eroici dei nostri soldati, nelle trincee del Carso o sui campi di battaglia d'Africa, della Grecia, della Russia. I periodi più ricchi di reperti restano la prima guerra, l'epoca fascista e il secondo conflitto mondiale. La serie espositiva della raccolta è dominata dai copricapo militari, di tutte le forge. E poi da elmetti (alcuni con i fori di entrata e uscita, altri con cuffia radio) di varie generazioni e Stati. Le armi sono copiosamente rappresentate. Già all’entrata del museo campeggia un cannone Breda da 76/40, emblema della guerra tradizionale. Poi maschere antigas, sciabole, mine, bombe a mano, lo scheletro di una mitragliatrice, un proiettile del 1908, un nastro porta colpi per mitragliatrice, una bomba simil siluro, grandi proiettili da cannone, un candelotto triplo lacrimogeno, e poi vari elementi della carrozzeria di aerei, un serbatoio del '43 per l'autonomia di volo dell'aereo. Fa bella mostra una vasta raccolta di costumi militari, con ogni tipo di fregio e distintivo. Alcuni accendini esposti, inviati dai soldati ai propri familiari, portano eloquenti dediche: “Per favore non provate a parlarmi del Vietnam: ci sono già stato”.

3. MUSEO DEL RICAMO E DELLO SFILATO SICILIANO – Via Lauria, 4 E' collocato in una delle viuzze adiacenti la storica scalinata di San Giovanni, all'interno del suggestivo tracciato medievale della città antica. Nel museo si trovano spazi dove si ricostruiscono, con suppellettili, mobili, fotografie e preziosi strumenti artigianali, gli ambienti in cui vengono creati gli inconfondibili e sempre più rari ricami dello sfilato siciliano. L'esposizione è impreziosita da introvabili testimonianze del passato, fra le quali un telaio in legno; ed ancora si vedono più di duecento pezzi fra tende, tovaglie, asciugamani, paralumi, capi di paramento sacro, oltre a telai e attrezzi d'epoca del '700 siciliano.Il Museo del Ricamo costituisce un luogo per custodire ciò che il tempo inesorabilmente distruggerebbe; ma costituisce anche il primo nucleo di una struttura polivalente aperta al mercato. E di questo importante patrimonio il visitatore troverà, copiosamente esposti, generi noti e diffusi, e prestigiosi: lo sfilato 400, di grande pregio, anche nella sua variante a punto rammendo; lo sfilato 700 e 500. In questa esposizione si va a cogliere anche una storicità dei pezzi esposti e molte opere hanno una precisa datazione riferibile a periodi e manufatti fra la fine Settecento e il Novecento: Stile Caterina de' Medici, Stile Impero...

4.CASA MUSEO LIBERTY – Palazzo Montesano, via Montesano E’ un allestimento unico in tutta la Sicilia, già collezione privata di Emiliana Figliuoli.Espone oggetti preziosi realizzati da artisti come Renè Lalique, Legras, Calderoni e si completa nell’arredo di una casa, con mobili realizzati su disegno di Ernesto Basile e di Carlo Zen.Nell’impianto espositivo ogni pezzo è infatti mostrato nella sua naturale ambientazione funzionale, perché risultino più trasparenti, il vissuto la storia e quindi la funzione di informazione e conoscenza.L’ingresso accoglie mobili siciliani realizzati su disegno di Ernesto Basile. Poi il salotto dopo risalta una consolle e una fioriera con specchio in legno intarsiato a nano. Nella vetrina si vedono pezzi in argento, Sheffield e avorio, con un ricercatissimo vaso di Legras e due prezuise coppe di Renè Lalique, in cristallo, decorate con la tecnica della cera persa all’acido. La sala da pranzo con due credenze ispirate alla scuola di Nancy, un tavolo abbillè. Nel boudoir dove la padrona di casa trascorreva il suo tempo, risalta un prezioso bibelot in porcellana sulla toeletta in marmo. Elegante la camera da letto padronale, arredata con cura e minuziosità. Una camera della casa è dedicata alla nutrice. E non manca la macchina da cucire Singer dei primi del ‘900. Nella stanza delle visite private troviamo una consolle, una specchiera in legno di mogano con vetri policromi, una poltrona con accanto un servo muto a tre ripiani in legno intarsiato, e sulla parete un porta vaso pensile in ceramica policroma.                                                                                                                                                                

5. MUSEO ORNITOLOGICO – Palazzo Montesano, via Montesano Si fonda sulla collezione dei fratelli Paolo e Giuseppe Azzara, avviata intorno agli anni Cinquanta. È una raccolta di oltre 600 esemplari, alcuni rari e significativi per l'ornitologia siciliana, altri rarissimi per l'Italia e alcuni estinti localmente o estinti a livello regionale e nazionale. Fra i pezzi da ammirare subito, ad inizio visita, spicca il Corvo imperiale con altri Corvi comuni, assieme alla Ghiandaia e alla Gazza. Indi si trovano le Civette, poi il Barbagianni, il Gufo reale, frammischiato a quello comune e a quello da palude. Finché ci apparirà la suggestiva Civetta delle nevi. Molte specie di Poiane sono esposte (da quella comune alla calzata), le specie dei Falchi (fra i quali il Falco Pellegrino e il Pecchiaiolo, noto anche perché si nutre di Api e Vespe dopo averne destramente staccato il pungiglione), lo Sparviero giovane, poi i Nibbi con il Nibbio reale in primo piano. Di notevole richiamo le sezioni dedicate alle Aquile, agli Avvoltoi, e ai Grifoni: maestosi e "imperiali" i singoli esemplari di questi rapaci. Seguono ancora Pellicani e Cormorani, fino ad arrivare alle Galline prataiole, alle Otarde, alle Pernici e ai bellissimi corpi dei Gabbiani, fra i quali il Gabbiano reale. Gli esemplari esposti risultano perfettamente imbalsamati e in ottimo stato. Talmente ben conservati che quelle piume e quegli occhi sembrano vivere. Questo museo costituisce uno straordinario documento e un impareggiabile itinerario per chi studia e ama la natura.

6. MUSEO DEGLI STRUMENTI ETNICO MUSICALI - Palazzo Montesano Museo degli Strumenti etnico-musicali, collocato nello storico Palazzo Montesano, occupa sette sale del piano nobile del palazzo, e contiene ben 600 strumenti musicali provenienti da tutte le parti del mondo. La raccolta va attribuita al genio “esplorativo” e alle “curiosità” del modicano, compianto, Duccio Belgiorno. Si tratta di reperti rari, a volte unici, alcuni dei quali introvabili, perché provenienti da paesi, dove allo stato non è consentito il visto di ingresso, come il Tibet, del quale si presentano due flauti, dal suono originalissimo, ricavati da “tibie umane” e splendidamente intarsiati, e un membranofono (tamburo bipelle: damaru), che utilizza calotte craniche “umane” come cassa armonica. Unicità di esemplari, da sola indicativa del valore intrinseco della collezione. Il museo comprende un numero significativo di strumenti etnico-tribali, provenienti da zone remote dell'Africa centrale, dell'Asia, delle Americhe, e in particolare della Papuasia e della Nuova Guinea. Raccoglie, fra l’altro, una interessante collezione di zanze (idiofoni a pizzico) e pezzi provenienti da Kenya, Rhodesia, Botswana, Zimbabwe; tre splendidi charanghi argentini ricavati da carapace di armadillo, e balalaike provenienti da paesi slavi; birimbao dal Brasile; tre sytar indiani, e centinaia di altri esemplari. Un planisfero colorato e ricco di riferimenti etnici, grande come la parete su cui si staglia, accoglie il visitatore e gli trasmette la radice simbolicamente planetaria del museo.

7. MUSEO DELL’OLIO - Palazzo Montesano, via Montesano Il museo è accolto nei bassi del Palazzo Montesano, in sette sale, con le volte a botte; in questi ambienti si susseguono strumenti di tecnologia estrattiva dell'olio di oliva. Una pressa del 1614, una mola in pietra, giare, strumenti di misura dell'olio e cento e cento utensili e suppellettili vari. Oggetti di uso comune e dispositivi ingegnosi, specifici di immagini e di ambienti rurali. Viene ritratto il cuore dell'antica civiltà contadina, in quel mitico tempo della memoria che si dipana davanti al visitatore con le sue ingegnosità e le sue miserie. Le “reliquie”: un cafiso in ferro (contenitore tipico dell'olio), una pressa idromeccanica dei primi del Novecento. Nelle sale è possibile ammirare, tra l’altro: giare in latta a bocca larga e stretta; quartare a due manici laterali con collo stretto e coperchio, oliere, zappatrice in ferro, aratro in ferro con vomere a punta e aratro in legno con vomere in ferro a punta larga; corbelle d'epoca, panieri, forbici in ferro per potatura, seghetti (sirraculi) e trapano a mano (virrina). Da una sala all’altra il tema si ritrova sempre in giare, vasi, in classici lumi di carretto, bummuli (sorta di brocche per contenimento dei liquidi), imbuti. In un ambiente specifico il tema espositivo si sviluppa attorno all'attrezzistica più strettamente da lavoro. Vi sono esposti un giogo in ferro per il traino, un aratro in legno con vomere, una pala, un tridente per foraggio, un carretto, anche qui quartare (recipienti per l'acqua), crivelli in legno con rete metallica, asce. In questo Museo tramite la documentazione esistente ma anche tramite una ricostruzione mentale, immaginaria, sembra materializzarsi quel mondo, di oggetti e di soggetti, di cui Serafino Amabile Guastella, il grande studioso e scrittore chiaramontano dell'Ottocento, scrisse con rigore e con meriti.

8. PINACOTECA GIOVANNI DE VITA - Palazzo Montesano, via Montesano È costituita da opere donate dalla famiglia De Vita, su esplicita volontà del Maestro, alla comunità chiaramontana. Opere nel loro insieme delicate per le tonalità, pervase da cromie calde e carezzevoli, su sfondi piacevolmente sfumati, talora impressionistici, ma sempre morbidi e avvolgenti. La raccolta è distribuita in alcuni ambienti dell'antico palazzo Montesano, di cui in qualche modo quel simposio pittorico esalta i profili architettonici nobiliari. Prevalgono le tecniche della tempera e dell'acquerello, nelle quali il Maestro ha profuso una parte rilevante della sua arte. Ma anche la tecnica dell'olio su tela caratterizza un versante pregevole della raccolta chiaramontana. In olio su tela sono le opere “Idilliaco”, “Un grappolo di illusioni”, “Il Faro”. Con la tecnica a olio sono ancora realizzate le opere “Armonie di forme”, “Fervore di studio”, “Nido”, “ Ritratto della sorella”, “Golgota”, tutte in un ambiente. La tempera domina le opere “Composizione”, “Sereno”, “Serata di gala”, “Ed è subito sera”, “Commiato”, “Salutazione mattutina”, “Scale musicali”. Mentre in acquerello sono le produzioni “Simboli”, “Paesaggio ibleo”, “Intimità paesana”, “Una carezza alle vecchie mura” nelle stesse sale. Un successivo spazio è occupato da acquerelli e tempere: “Alle prese col vero” e “L’inquisitore” in acquerello su carta, “Il viale” e “Limpida gioia” in tempera. Le opere esposte sono segno di una produzione con una tenue, delicata, ma nitida identità, territoriale quasi, ricorrente in tanta pittura che sveli inequivocabili “debiti” iblei, e che il Maestro De Vita interpreta con pienezze inimitabili.

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RAGUSA E RAGUSA IBLA

1. MUSEO ARCHEOLOGICO IBLEO - Ragusa

Indirizzo : Via Natalelli; Provincia di Ragusa; Comune: Ragusa;  Tel.: 0932 622963
Orari e giorni di apertura al pubblico:
dal lunedì alla domenica, tutti i giorni 9,00 alle 13,30 e 16,00 alle 19,30
Costo biglietto: Singolo € 2,00 - ridotto € 1,00
Il Museo è ubicato a ridosso dell'asse viario di via Roma a Ragusa e in prossimità della testata nord del Ponte Nuovo (Pennavaria).

La sede museale, si trova al primo piano del Palazzo Mediterraneo, edificio realizzato negli anni '50 nella zona di espansione della città. In esso ebbe sede tra il 1955 e il 1960 l'Antiquarium, che fu il primo nucleo del museo.
Alla fine degli anni '60, il museo assume l'attuale assetto, a seguito di una completa ristrutturazione museografica.
Il museo illustra l'archeologia e la storia antica del territorio della provincia di Ragusa, dal neolitico fino alla tarda antichità.
Nel territorio tracce di frequentazione in età neolitica sono note vicino Acate, in contrada Pirrone.
All'età del bronzo si può attribuire una fitta rete di villaggi capannicoli, presenti oltre che sulle alture anche nelle pianure, tra i fiumi, e nella fascia costiera. Tra questi villaggi si segnala quello di Castiglione che sarà poi di nuovo rioccupato in epoca protoarcaica da indigeni. Particolarmente importanti sono pure i villaggi di Monte Raci e Branco Grande.
In periodo greco arcaico l'insediamento più importante del territorio ibleo è Camarina, colonia fondata da Siracusa. Il ruolo della città fu determinante nel processo di acculturazione per i centri indigeni che con essa vennero a contatto, tra i quali Monte Casasia e Castiglione.
Al periodo ellenistico risale poi l'insediamento di Scornavacche (Chiaramonte Gulfi) un vero abitato di coroplasti (fabbricatori di oggetti in terracotta). All'epoca tardo antica risale l'abitato di Caucana, importante scalo portuale dove numerosi sono stati i rinvenimenti di testimonianze cristiane.
Le collezioni Nel primo nucleo dell'Antiquarium di Ragusa furono esposti inizialmente i reperti delle prime campagne di scavi condotte nella necropoli greca di Rito (Ragusa) e nell'abitato ellenistico di Scornavacche (Chiaramonte Gulfi). Successivamente, dopo l'ampliamento degli anni Settanta, al museo confluirono i reperti degli scavi della città di Camarina, della necropoli sicula di Castiglione e dell'abitato tardo-antico di Caucana.
Il museo espone anche reperti provenienti da collezioni formatesi nei primi decenni del '900 nel territorio della provincia di Ragusa ed acquistati dalla Regione Siciliana, fra cui le collezioni Melfi di Chiaramonte, Pacetto, La Rocca e Pace.
L'ordinamento del museo si avvale di una disposizione dei reperti ordinata sia cronologicamente che per aree topografiche. L'allestimento del museo è caratterizzato da ricostruzioni al vero di limitate porzioni di scavo. Questi ambienti (necropoli, fornaci, pavimenti a mosaici), richiamano nel visitatore l'idea della funzione degli oggetti esposti.

Il museo si articola in sei sezioni.
Sezione 1 Le stazioni preistoriche,
Sezione 2 I Greci nella provincia (Camarina),
Sezione 3 Abitati siculi arcaici e classici. Monte Casasia, Licodia Eubea, Castiglione, Hibla,
Sezione 4 Centri ellenistici. Scornavacche,
Sezione 5 Insediamenti tardo romani. Kaukana,
Sezione 6 Collezioni e acquisti

 

2. CASTELLO DI DONNAFUGATA - C/da Donnafugata / 5 zucche
Indirizzo: C/da Donnafugata; Provincia di Ragusa; Comune: Ragusa;
Orari di apertura al pubblico variabili in base alla stagione, si consiglia di visitare il sito del comune di Ragusa
CLICCA QUI PER GLI ORARI
Informazioni  telefoniche: 

  • Castello Donnafugata: 0932.619333Ufficio Cultura Comune di Ragusa: 0932.676668
  • Guide Turistiche Associate in Provincia di Ragusa con Info Point al Castello di Donnafugata. Cell. 347.3249667

3. MUSEO DEL TEMPO CONTADINO - Ragusa
Indirizzo: Via San Vito n. 158; Comune: Ragusa
Orari e giorni di apertura al pubblico:
Dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00
Il Martedì e il Giovedì dalle ore 15.00 alle ore 17.00
Sabato e Domenica chiuso!

4. CIVICA RACCOLTA CARMELO CAPPELLO - Ragusa
Prossima apertura

5. MUSEO CIVICO L'ITALIA IN AFRICA - Ragusa
Indirizzo: Locali comunali di Via San Giuseppe; Comune: Ragusa
Orari e giorni di apertura al pubblico:
dal Lunedì al Venerdì dalle ore 8.30 alle 13.00
Martedì e Giovedì dalle ore 15.30 alle 17.30
Sabato e Domenica chiuso!
Ingresso libero

6. MUSEO DIOCESANO - Ragusa
Indirizzo: Via Roma c/o Cattedrale di San Giovanni Battista; Comune: Ragusa; Telefono: 0932.621658;
Orari e giorni di apertura al pubblico:
dalle ore 9.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 18.00

7. MUSEO DEL DUOMO - Ragusa Ibla
Indirizzo: Duomo San Giorgio - Ragusa Ibla; Comune: Ragusa;
Telefono: 0932.654113
Orari INVERNALI e giorni di apertura al pubblico:
Sabato e domenica: dalle ore 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00
Nei giorni feriali si può prenotare al 348.1011019

8. MUSEO DELLE BENEDETTINE - Ragusa Ibla
Indirizzo: Piazza Pola - Ragusa Ibla; Comune: Ragusa
Orari e giorni di apertura al pubblico:
dalle ore 9.30 alle ore 13.00
Chiusura: Giovedì e Domenica

9. MUSEO NATURALE E DELLE MINIERE D'ASFALTO DI TABUNA E CASTELLUCCIO
Indirizzo: C/da Tabuna; Comune: Ragusa.

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ACATE
Fondata nel 1478 da Guglielmo Raimondo Castello, è stata per anni conosciuta con il nome di Biscari, assunse il nome Acate con R.D. n° 806/1938, con tale nome anticamente veniva chiamato il fiume Dirillo che scorre nei pressi del luogo.

Prima della fondazione della città sul territorio acatese sorgeva solo un casale che successivamente si trasformò in un vero e proprio feudo, con a capo nel 1407 Bernardo Cabrera, conte di Modica. Ma fu solo con Guglielmo Castello che si ebbe un incremento della popolazione dovuto ad un miglioramento delle tecniche agricole.
Tra i membri della famiglia Castello, per anni signori di Acate, merita poi un cenno Agatino Paternò Castello, che dal 1624 avviò alcune opere pubbliche di grande rilievo come l’abbazia di San Giuseppe, la chiesa Madre e la chiesa di S. Maria del Carmelo.
Acate subì grossi danni a seguito del terremoto del 1693, e la ricostruzione fu portata avanti da Ignazio Paternò Castello e, soprattutto, dal figlio Vincenzo, che si preoccupò, oltre che della ricostruzione, anche dell’ampliamento di piazza Libertà e della costruzione di nuovi edifici, tra cui il convento per i frati cappuccini e il Collegio di Maria. I principi Castello si succedettero sino all’abolizione del feudalesimo nel 1824.

1. MUSEO DELL’ARTIGIANATO SICILIANO
Sito Web: http://www.agriturismolamaddalena.it/
All'interno dell'Agriturismo "La Maddalena" è possibile visitare un suggestivo Museo di oggetti tipicamente siciliani (circa mq. 400), macchinari d'epoca, attrezzi e utensili antichi che hanno contribuiti alla storia del lavoro e dell'artigianato siciliano. Tutto veramente interessante.

2. CASTELLO PRINCIPE DI BISCARI - sede del comune di acate
Si è persa nel nulla la lapide che recava l'anno di fondazione e lo stemma della famiglia proprietaria di questo Castello. Ma è certo che il castello venne eretto alla fine del 1400, e che subì numerose modifiche. La sua veste attuale è sorta dalle modifiche fatte dal principe Vincenzo Paternò, il quarto della dinastia. Nell'ala sud est vi sono le carceri, mentre nel lato nord vi sono le strutture del portale antico che è stato murato. Nella parte centrale il portale è affiancato da dodici finestre su entrambe le ali laterali.

La devozione nei confronti del simulacro di San Vincenzo deposto nella chiesa contigua al Castello, è legato a una storia che si nutre anche di una vena leggendaria. Nel 1700 il Papa Clemente XI concesse al Principe Vincenzo Paternò Castello le spoglie del martire San Vincenzo. La storia-leggenda narra che il Principe si innamorò perdutamente di una bella popolana, che abitava vicino al castello e che accettò le avances del nobiluomo intrattenendo con lui una relazione. Ma la principessa Anna Scamacca Bonaiuto scoprì la tresca amorosa e fece rinchiudere la giovane amante del marito in una delle segrete del castello, cosparsa di miele affinchè il suo corpo divenisse cibo delle api. La principessa in seguito si pentì di aver compiuto il misfatto e il Papa le offrì il perdono in cambio della offerta di accoglienza del corpo di un martire seppellito nel Vaticano, all'interno del Castello.

A questo evento è collegato anche il culto di San Vincenzo e il famoso Palio, che ad Acate si festeggia dal 1722 in onore dell'arrivo del corpo del martire che giunse da Roma via mare e approdò al porto di Scoglitti. Da Scoglitti sino a Biscari, la colonna cerimoniale con in testa il Principe accompagnò con i cavalli l'urna del martire. Ogni anno con il Palio si commemora quella storica cavalcata.

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MODICA
Visita il sito ETNOS per l'elenco dei musei aggiornato- http://www.etnosmodica.it/musei-index.html
è una società cooperativa specializzata nella gestione e valorizzazione dei Beni Culturali della città di Modica e nella promozione del Val di Noto.
Dal 1992 ad oggi, Etnos  ha creato a Modica un sistema museale integrato, che propone ciascun museo come luogo vivo e dinamico per il territorio.
1. MUSEO IBLEO DELLE ARTI E TRADIZIONI POPOLARI “ Serafino Amabile Guastella"
Indirizzo: via Mercè; Provincia di Ragusa; Comune: Modica;
Orari e giorni di apertura al pubblico:
dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19
A Modica, presso il Museo delle Arti e Tradizioni popolari, rivivono arti e mestieri del tempo passato, alcuni dei quali presentano ancora contatti con il presente. L'aspetto caratteristico del museo consiste nel fatto che gli oggetti sono disposti nel loro ambiente naturale, cioè inseriti nelle ricostruzioni fedeli di botteghe artigiane che testimoniano direttamente il loro utilizzo. Si possono ammirare, ad esempio, un esemplare del caratteristico carretto siciliano, antico mezzo di trasporto che cambia di dimensione ed eleganza in base alla importanza della famiglia d'appartenenza, le botteghe degli artigiani tipici della zona come il mielaio, l'ebanista, il sellaio, il fabbro-maniscalco, il calzolaio, lo stagnino che saldava pentole e brocche, il lavoratore della canna, il falegname, lo scalpellino che lavorava la pietra, il sarto, il riparatore di carretti, il barbiere ed il dolciere.
Vera attrazione di questo Museo, che occupa il primo piano del settecentesco ex convento dei Frati Mercenari, è sicuramente la riproduzione della tipica masseria modicana, sede del nucleo familiare residente stabilmente in campagna e centro economico della vita rurale.
Qui sono stati ricostruiti il cortile con la sua singolare pavimentazione e ambienti come la cucina, ricca di numerosi utensili utili per la preparazione e la conservazione del pane e dei formaggi locali, la stanza da letto e la stanza della tessitura.
2. LA  CHIESETTA RUPESTRE DI “SAN NICOLO’ INFERIORE”
Indirizzo: Via Grimaldi; Provincia di Ragusa; Comune: Modica
Scoperta nel 1987 dallo studioso modicano Duccio Belgiorno in una grotta adibita a locale di sgombero e acquisita nel 1992 dal  Centro Studi sulla Contea di Modica, la Chiesetta rupestre di S. Nicolò Inferiore  è considerata la più antica chiesa di Modica.
Quasi nascosta nel cuore di una delle vie più caratteristiche del centro storico, Via Grimaldi, la chiesetta si offre inaspettatamente al visitatore in tutta la sua bellezza. Composta da un unico ambiente di circa 45 mq. sfoggia un’abside completamente rivestita di icone in stile bizantino, dove in posizione centrale troneggia il Cristo Pantocratore racchiuso in una grande mandorla e contornato da angeli.Lavori di scavo hanno inoltre portato alla luce, a livello del pavimento, una serie di tombe terragne, ancora in gran parte inesplorate.La chiesetta rupestre rappresenta l’esempio più eloquente e meglio conservato di un’architettura rupestre di origine bizantina che ha lasciato tracce importanti non solo nell’area iblea ma, più diffusamente, in tutta l’isola.
   
3. CASA DELLO SCRITTORE SALVATORE QUASIMODO
Indirizzo: Via Posterla 84; Provincia di Ragusa; Comune: Modica
Telefono: 0932.753864
Orari e giorni di apertura al pubblico:
tutti i giorni
Chiuso il LUNEDI'
Siti correlati: http://www.salvatore-quasimodo.it/parco.htm ---  http://www.etnosmodica.it/parco-sq.html

Casa dove il poeta nacque e trascorse la sua prima infanzia, aperta al pubblico nel 1996.
L’abitazione, che si trova al primo piano di un signorile fabbricato di fine Ottocento nei vicoli dell’antica Modica, consta di un ingresso (nelle cui vetrine sono esposti libri con dediche del poeta) e due camere. La prima è la camera matrimoniale con il mobilio originario e la seconda è lo studio milanese, che Alessandro, il figlio del poeta, ha fatto trasferire, con la scrivania, la sedia, la libreria, la dormeuse e due poltrone rosse.
Nella stanza si trovano oltre a parecchi libri anche la «Lettera trentadue» dell’Olivetti, ultima macchina per scrivere utilizzata dal poeta, delle penne stilografiche di cui faceva collezione e altri cimeli.
La Casa, gestita da una società di servizi, è sotto la tutela della Sovrintendenza ai Beni Culturali.

4. EX OSPEDALE CAMPAILLA - MUSEO CAMPAILLA
Indirizzo: Piazza Campailla; Provincia di Ragusa; Comune: Modica
Orari e giorni di apertura al pubblico:
Tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 12, dalle ore 17 alle 19, escluso domeniche e festivi.
Telefono: 0932.763990 - 338 4873360 - 333 3301656
Costo biglietto: intero € 2,00 - Ridotto € 1,00

Il Museo Campailla è ubicato nell’ex ospedale di S.Maria della Pietà, dopo chiamato Campailla, e oggi museo di medicina.  Lo compongono solo due stanze dove vi sono conservate le famose “botti” o stufe mercuriali per la cura della sifilide. Inventore fu il medico, filosofo e poeta Tommaso Campailla. In questo ospedale giungevano malati da ogni parte d’Italia per curare la sifilide prima dell’avvento della penicillina. Vi si conservano, oltre le tre stufe mercuriali, botti, un apparecchio per il pneumotorace del prof. Forlanini per la cura della  tubercolosi, volumi di medicina e foto che documentano le angoscianti fasi della malattia venerea.  

5. MUSEO DEL CIOCCOLATO
Indirizzo: All'interno dei Locali del Palafinanza in Corso Umberto n. 304; Provincia di Ragusa; Comune: Modica;
Orari e giorni di apertura al pubblico:
Visite guidate dalle ore 9.00 alle 19.00
Telefono: 347.4612771; Email: cioccolatomodicamuseo@gmail.com
Costo biglietto: € 3,00 - riduzioni per studenti e gruppi superiori alle 15 persone.

Il Cioccolato di Modica di inarrivabile sapore, per dirla con Leonardo Sciascia, avvolge, seduce e, rievocando storie di indimenticati lasciti, rivela un patrimonio di gesti e di saperi che si è sedimentato grazie alla genialità di maestri cioccolatieri che già nel Settecento a Modica, capitale dell’omonima e potente Contea, manipolavano il mitico “cibo degli dei”.
A fecondo indicatore temporale e di costume assurge, perciò, l’esito della ricerca archivistica, promossa e sostenuta dal CTCM, che ha concorso a liberare dal polveroso oblio, non solo i nomi di cioccolatieri attivi a Modica a partire  dal 1746, ma anche ingredienti, computi di peso e misura, unitamente al lessico inerente oggetti, attrezzi ed utensili, con cui il cioccolatiere, appunto, amalgamava cacao amaro, zucchero e spezie: inginocchiato ed impugnando il litico pestello, ripeteva sulla valata ra ciucculatti (pietroso spianatoio in figura di mezzaluna) la gestualità di ispanica filiazione, interiorizzata da generazioni, che al fattore tempo hanno consegnato i segreti della loro artigianalità. Si è diffuso così l’inedito capitolo sull’intrigante cioccolato modicano che prima inebriò elites locali e gerarchie ecclesiastiche e che successivamente conquistò la convivialità delle borghesie cittadine fino a campeggiare nella familiarità di consumo dell’attuale società e nell’immaginario collettivo, come mirabile ispiratore di arti, letteratura, teatro, cinema ed anche degli allettanti connubi tra cibo e cultura territoriale.
I maestri cioccolatieri e i pasticceri di Modica, depositari di una lunga e certificata tradizione, continuano ancora oggi, a lavorare il cacao “a freddo”, evitando il processo di concaggio al fine di conservare l’integrità dei suoi ingredienti e le qualità salutistiche in sintonia con la più aggiornata ricerca medico-scientifica che segnala il leggendario cioccolato modicano tra le eccellenze dolciarie. A poter raccontare la goduria che il granuloso cioccolato di Modica, alla vigilia del meritato riconoscimento IGP, riversa e suscita non servono tanto le parole quanto il gioco festoso dei sensi e del gusto che la terra del cioccolato artigianale, riesce dolcemente ad orchestrare. Nella città di pietre barocche e di luminosi percorsi storici ed enogastronomici il cioccolato è scoperta, festa, sorpresa e naturalmente piacere e tanta golosità.
Grazie Dormiente - Direttore culturale del Museo

 
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ISPICA
1. ZONA ARCHEOLOGICA PARCO FORZA
Indirizzo : Via Cavagrande; Comune: Ispica; Telefono: 0932.952608 - 0932.951133
Orari e giorni di apertura al pubblico:
dal lunedì al sabato dalle 8,00 alle 18,45;
Costo biglietto: Gratuito
L’importanza dei luoghi di Cava d’Ispica rimonta ai primi cultori di antichità della Sicilia e ai viaggiatori europei che visitarono la valle alla fine del ‘700, lasciandone suggestivi ricordi scritti e vedute paesaggistiche. Sia le fonti antiche che la documentazione archeologica, testimoniata da rinvenimenti del passato e quella tutt’ora evidente, fanno di Cava d’Ispica uno dei siti in cui l’insediamento umano si è particolarmente attestato fin dall’età preistorica. Il complesso patrimonio storico archeologico, racchiude un periodo abbastanza ampio compreso tra l’Antica età del bronzo ed il periodo medievale, fino al XIV sec., quando viene abbandonata la parte settentrionale, mentre quella meridionale continua ad essere vitale con il sito di Spaccaforro, distrutto da disastroso terremoto del 1693.
Le evidenze archeologiche monumentali, attualmente visibili, sono riconducibili ad escavazioni nella roccia che si possono concentrare cronologicamente in tre periodi: preistorico, tardoantico,medievale. Alla Antica età del Bronzo appartiene una serie di insediamenti distribuiti lungo la valle, la cui evidenza è costituita da le necropoli ricavate in grotticelle del tipo a forno che si sono conservate. Fra essi si distingue la necropoli di Baravitalla, ubicata a nord della cava, per la monumentale tomba con prospetto decorato da dieci lesene, perfettamente conservata.
Nel pianoro soprastante sono stati indagati i resti del villaggio che hanno anche restituito originali reperti archeologici (osso a globuli) oltre a numerose suppellettili fittili. Anche nel periodo tardoantico i versanti della valle accoglievano una imponente e vasta necropoli costituita da catacombe e piccoli ipogei funerari. Fra di essi si distingue la catacomba della Ladreria, articolata in tre corridoi e contenente più di 400 fosse per inumazione, databile tra IV e V sec. d.C. Le testimonianze cristiane sono ancora rilevabili nell’altro complesso ipogeico denominato grotte del Camposanto.
A Cava d’Ispica si conservano anche i resti della Chiesa di San Pancrati, una delle più antiche chiese del comprensorio ibleo, risalente alla metà del VI sec. E’ una chiesa a tre navate con presbiterio a triconco, costruita con paramenti murari che impiegano anche blocchi megalitici.
Appare particolarmente vitale, nel corso dell’XI e XIV sec., l’insediamento rupestre, che si è impiantato sulle necropoli di età precedente sfruttandone le escavazioni. Si distinguono i grossi complessi rupestri delle Grotte di Santa Maria, delle Grotte Cadute, delle Grotte Giardina, di Pernamazzone e del cosiddetto Castello. Si tratta di ardite e scenografiche escavazioni ricavate nei versanti della valle e composte da ambienti comunicanti disposti su più piani collegati da botole o scalette. Questi complessi rupestri erano dotati di chiese ricavate anch’esse nella roccia e decorate da pannelli pittorici tutt’ora in parte conservati. Il ciclo di affreschi più importanti è quello che decora le pareti della Grotta dei Santi che ospita ben 33 figure di santi con didascalie in greco. Sono visibili inoltre la Chiesa di San Nicola, forse la più tarda, la Chiesa di Santa Maria dalla originale articolazione planimetrica su due piani e la Chiesa della Spezieria dove si conserva una imponente parete iconostatica.

2. IL MULINO AD ACQUA – MUSEO “CAVALLO D’ISPICA”
Orari e giorni di apertura al pubblico:
Tutte le mattine dalle 9.00  – 13.00
Tutti i pomeriggi dalle 15.00 – 19.00
Visite Notturne su prenotazione allo 0932.771048 oppure al 328.168.3213
Sito internet: http://www.cavallodispica.it/ita/index.php

Nel cuore della zona archeologica di Cava d'Ispica, il lungo canyon che da Modica conduce ad Ispica, il tempo sembra essersi fermato.
Riportato all'antico splendore della prima metà del XVIII secolo dall'appassionato lavoro della famiglia Cerruto, il mulino ad acqua "Cavallo d'Ispica" è tornato a far vivere antichi ricordi.
Le pale, spinte dall'armonioso gioco dall'acqua del Busaidone, hanno rimesso in moto l'antico mozzo e, come una volta, il grano diventa farina sotto l'incedere instancabile delle macine in pietra.
Le grotte, scavate nella roccia, mostrano ancora i segni della vita del passato: la casa del mugnaio ricavata nella roccia, i suoi attrezzi collezionati con passione, la stalla ed il fienile conservano intatti sapori, profumi e tradizioni locali. Ma è soprattutto negli utensili e negli antichi, poveri arredi, che si manifestano l'ingegno e la dedizione al lavoro del popolo Modicano.
In un piccolo angolo di Sicilia, a Cava Ispica, affascinante e misteriosa vallata dell’illustre città della contea di Modica, tra le pagine della storia di luoghi che affondano le proprie radici lontano nei millenni, c’è quella del vecchio Mulino ad acqua - Museo “Cavallo D ‘Ispica”.
Qui sembra che il tempo, infrangendo per una volta l’eterna regola del “panta rei”, si sia fermato in uno spaccato di vita comune, con la capacità quasi paradossale di unire modi e costumi diversi, figli di secoli vicini, ma al tempo stesso lontani di parecchie generazioni. E’ come leggere la trama di un’opera estranea ai grandi poeti della letteratura, scritta da piccoli uomini sul grande libro della vita, con parole semplici, spesso accentati dalle fatiche, quelle stesse che hanno visto crescere e reso grandi i popoli.
E’ la storia di una famiglia ma anche quella di un’epoca che conserva gelosamente, ancora oggi, valori e tradizioni, dentro oasi di ambienti di vita sfuggite alle metamorfosi dei tempi.
Il Mulino ad acqua - Museo “Cavallo D’Ispica” non è soltanto un suggestivo mulino ad acqua, né solo un museo; è un quadretto di vita familiare e sociale, rubato al treno del progresso che corre veloce, spesso facendo macerie del proprio passato. Qui si raccontano non a parole, ma vestendo gli stessi abiti vecchi di tre secoli: sentimenti, fatiche, vecchi mestieri, realtà ove l’ingegnosità e l’operosità dell’uomo gridavano forte la propria voce. Si racconta di un passato che è artista di quelle rughe scalfite sui visi dei nostri nonni e al tempo stesso regista di quell’amore insegnatoci dai nostri padri.
E dopo un silenzio lungo mezzo secolo e due lustri di restauri, la pellicola ricomincia a girare, stavolta lasciando riposta nell’armadio la divisa di lavoro per indossare il vestito di festa, come un vecchio attore, ormai in pensione, invitato ad aprire la teca dei ricordi e a sfogliare il diario della vita, in un salotto mondano, palcoscenico così lontano dai pensieri dei giovani e tanto vicino ai ricordi dei più anziani.
E i ricordi vanno lontano nel tempo, alla prima metà del XVIII secolo, quando grazie ad un pluralismo di elementi ( la risorsa dell’acqua, la conformità dei luoghi, l’ingegnosità umana e l’operosità degli uomini, richiesta da tempi di necessità e carestie ) il mulino faceva il suo ingresso nella storia di una valle da millenni protagonista di lustri, misteri e leggende. L’abitacolo del mugnaio, l’angolo degli attrezzi, la lavanderia, la stalla ed il fienile, la botte e le cascate, la camera dell’acqua, la stanza delle macine, sono tutti ambienti che repertano nel grande libro della storia, la fotografia di un passato in cui si colgono sentimenti ed emozioni tra le regole di vecchie.

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VITTORIA

1. MUSEO STORICO ITALO – UNGHERESE
Indirizzo: Via Garibaldi 400; Provincia di Ragusa; Comune: Vittoria
Orari e giorni di apertura al pubblico:
Dal lunedì al sabato 9,00 – 13,00
Telefono: 0932-865994

Il museo è allestito in un capannone restaurato all’interno del sito dove si trovava un campo di concentramento nel quale erano prigionieri molti soldati ungheresi durante la I Guerra Mondiale.
Realizzato in collaborazione con il governo ungherese, il museo è dedicato a temi bellici, per educare le nuove generazioni al rifiuto di ogni guerra e alla cultura della pace e della tolleranza.

2. MUSEO DEL CARRUBO E DELLA CIVILTA' CONTADINA
Indirizzo: Parco Serra San Bartolo Contrada Capraro - Per Acate km 4; Provincia di Ragusa; Comune: Vittoria
Orari e giorni di apertura al pubblico:
Dal Lunedì al Sabato 9,00 – 13,00
Telefono: 0932.510227
Costo biglietto: Gratuito

Situato presso il Parco di Serra San Bartolo, appena al di fuori del centro abitato, è collocato in una masseria situata al centro di un vasto podere coltivato a carrubeto, un esempio di architettura rurale tardo ottocentesca.
Si presenta ai visitatori come un ecomuseo dedicato alla riscoperta del territorio e della civiltà contadina.

3. MUSEO D'ARTE SACRA MONS. FEDERICO LA CHINA
Indirizzo: Via Cavour 51; Provincia di Ragusa; Comune: Vittoria
Orari e giorni di apertura al pubblico:
Da Lunedì a Venerdì 9.00 - 13.00
Costo biglietto: Gratuito

Realizzato con il contributo della Curia Vescovile di Ragusa, della Chiesa Madre e del Comune di Vittoria, il Museo La China raccoglie i piccoli e grandi capolavori d'arte sacra della Basilica di San Giovanni e di altre chiese cittadine: reliquiari, calici ostensori, incensiere, gli ex voto della devozione popolare, gli argenti della Congregazione del Santissimo Crocifisso.
Il Museo comprende anche una pinacoteca e altre sezioni, dedicate ai paramenti sacri, alle sculture e a una collezione di cere siciliane.

4. MUSEO CIVICO POLIVALENTE VIRGILIO LAVORE
Indirizzo: Piazza Enriquez; Provincia di Ragusa; Comune: Vittoria Telefono: 0932.864038

Il museo, collocato nel castello Colonna Enriquez, contiene una pinacoteca con 60 opere, una raccolta di 49 pannelli storiografici sul territorio, una collezione ornitologica, alcuni esempi di macchinari teatrali simulatori di effetti speciali. Nei locali del Castello, a piano terra, è allocata provvisoriamente la sede del Consorzio di Tutela del Vino Cerasuolo di Vittoria DOCG. Il Museo sarà presto ospitato neI Magazzini del Conte.

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GIARRATANA
1. MUSEO DELL'EMIGRAZIONE IBLEA

E’ stato inaugurato il Museo dell’Emigrazione Iblea, si tratta di un unicum in provincia di Ragusa ed è stato realizzato grazie alla collaborazione dall’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Pino Lia con il presidente della Provincia Franco Antoci.

Il museo è ospitato presso palazzo Barone e raccoglie le testimonianze di un passato che appartiene a tutti e che riguarda le ondate migratorie che dalla nostra provincia portarono migliaia di persone in luoghi lontani come l’America Latina ed in particolare il Paraguay.

Una sezione speciale è riservata ad una colonia iblea nel Paraguay con la quale sono stati stabiliti dei contatti negli ultimi anni a seguito di missioni culturali coordinate dalla Rete Regionale dei Musei dell’Emigrazione e dall’Ass. Ragusani nel Mondo che hanno coinvolto il piccolo comune montano e che recentemente sono state arricchite da ricerche etnoantropologiche condotte da una equipe di giovani giarratanesi ad Asuncion e nelle terre della Colonia Trinacria.

Il prof. Marcello Sajia, direttore della Rete Regionale dei Musei dell’Emigrazione, ha illustrato le peculiarità che hanno caratterizzato il fenomeno dell’emigrazione iblea a partire dalla fine dell’Ottocento.

2. MUSEO ETNOANTROPOLOGICO A CIELO APERTO

Telefono: Comune di Giarratana - Ufficio Turismo Piazza Vittorio Veneto Tel. 0932-976012  Fax 0932 976968

Indirizzo e-mail: turismo.liali@katamail.com

Orari e giorni di apertura al pubblico:

Museo visitabile tutti i giorni feriali dalle ore 8,00 alle ore 14,00 
giorni festivi dietro prenotazione
Il museo è ubicato nella parte più alta di Giarratana, la più antica, denominata " U Cuozzu " , il cucuzzolo.
E' visitabile attraverso  un percorso che si snoda tra  strade  delimitate da muri a secco, pietre bianche incastrate fra di loro da abili mani di vecchi contadini e case piccole, fatte di grosse pietre e malta, imbiancate a calce, alcune con pavimenti di pietre e terra, altre lastricate di neri mattoni di pece.
All'interno di alcune abitazioni  sono stati ricostruiti ambienti e luoghi di lavoro ormai scomparsi:   dalla casa dell'agricoltore, " a Massaria ", alla casa della famiglia "a famigghia ", un'unica stanza dove sono custoditi mobili e suppellettili propri di una famiglia, all'interno di una bottega " putìa ", un vero e proprio emporio in cui si vendeva un po' di tutto.
Particolari sono poi alcuni ambienti come quello del telaio, u tularu, dove troneggia  un grosso telaio funzionante con gli attrezzi necessari alla tessitura: fusi di tutte le dimensioni, spolette, pettini da telaio, licci.
Altri ambienti visitabili sono la bottega del sellaio, "u vardunaru ", l'ambiente di lavoro del cernitore di grano, "u cirnituri ", quello del fabbricante di panieri, " u cannisciaru " .   Non mancano un esempio di  " sartoria": un ambiente dove si trova una vecchia macchina per cucire, i ferri da stiro a carbone, le grosse forbici da sarta, il manichino per le prove dei vestiti e l'immancabile lume a petrolio  e ancora le botteghe del "bottaio" e  del "falegname", che risuonavano da mane a sera dei colpi di martello, del rumore delle seghe e delle grosse pialle a mano e profumavano di legno appena tagliato.
Questi luoghi nel loro insieme acquistano nuova vita, nel periodo natalizio, quando il passato rivive con persone e rumori che,  riportano indietro nel tempo con suoni, luci e profumi di un passato a volte nostalgico, a volte malinconico ma affascinante, come una vecchia foto color seppia ritrovata fra le pagine del libro della vita.

 
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MONTEROSSO ALMO
1. MUSEO CIVICO

Indirizzo: Piazza San Giovanni, interno palazzo Cocuzza; Provincia di Ragusa; Comune: Monterosso Almo
Telefono: Per la visita prendere contatti con il Sig. Giovanni Distefano Tel. 333 9169355

Il palazzo edificato alla fine dell'800 dalle migliori maestranze locali, presenta due piani elevati con ambienti che si snodano intorno ad un cortile centrale e ad un atrio d'ingresso aperto su piazza S. Giovanni. della quale si conserva ancora oggi lo stemma sul portale d'ingresso.
Conserva a sormontare il portale d'ingresso lo  stemma degli antichi proprietari ed all'interno presenta ambienti con volte dipinte e pregevoli stucchi, opera di artisti catanesi Acquistato dal Comune nel 1989 per accogliere il Museo è stato sottoposto a restauro con l'ausilio di fondi regionali.
Il Museo, attualmente in allestimento, ospita quattro sezioni. La sezione ornitologica comprende più di duecento esemplari con oltre 150 specie di Avvoltoi, Aquile, Gallinacei, Tordi,  Merli,  Corvi, Martin Pescatore e specie affini, Gabbiani, Acchioni, Piro Piro di taglia piccola, Beccaccini e Beccacce, Gru e loro affini, Falconi, Albarelli, Sparvieri, Nibbi, ecc. La sezione dedicata alla tessitura, propone gli strumenti per la lavorazione del lino, della lana e del cotone ed un interessante esemplare di telaio funzionante ed alcuni maunufatti. La sezione dedicata agli antichi grammofoni, presenta un'originale collezione di grammofoni a valigetta.
Completa l'esposizione la  sezione degli antichi mestieri che ospita una mostra fotografica permanete che documenta gli antichi mestieri di Monterosso.
Nel periodo natalizio il quartiere più antico di Monterosso, il quartiere Matrice, diviene un Museo esso stesso, rivivono le botteghe in cui sono all'opera i diversi artigiani e si possono vedere le massaie al lavoro e  le famiglie riunite;  il dedalo di viuzze brulica di nuova vita, delle luci e delle atmosfere del passato.

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SCICLI

1. MUSEO DELLA CUCINA IBLEA
Indirizzo: Via Spadaro 25/27; Provincia di Ragusa; Comune: Scicli
Orari e giorni di apertura al pubblico:
dal 16/09 al 15/06 dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 20:00
dal 16/06 al 15/09 dalle 19:00 alle 23:00
sabato e la domenica aperto anche la mattina dalle 10:00 alle 13:00
CHIUSO IL LUNEDI'
Costo biglietto: Intero € 2,00 ; Ridotto € 1,50
EMAIL: soc.cooplisola@libero.it  Telefono: 380.3468684 - 366.4661713

Tra l'antico splendore del passato, che rivive ancora oggi nell'incantevole cittadina barocca di Scicli, immerso nel centro storico nasce il Museo della Cucina Iblea. Nei cosidetti "Bassi" dello sfarzoso Palazzo Spadaro, già di per sè carico di vissuto in quanto usati in passato come magazzini e stalle al servizio dell'immobile, dopo un accurato lavoro di recupero e ristrutturazione, è stato allestito un prezioso contenitore culturale: espone un'importante raccolta di utensili, che, dalla fine dell'800 ai primi anni '50 del '900, documentano l'evoluzione e per certi versi la rivoluzione del focolare domestico, della cultura di un popolo, delle sue condizioni socio-economiche. Si tratta di un patrimonio etnografico che il trascorrere del tempo potrebbe far scivolare nell'oblio e che invece si vuole strappare a questo pericolo attraverso la conservazione e la fruizione degli oggetti, accompagnati dalla rievocazione delle tradizioni che li hanno resi protagonisti in cucina, l'ambiente che per antonomasia rappresenta la famiglia, lo stare insieme, il fulcro delle attività di ogni generazione. La presenza di spazi flessibili rende altresì il Museo una struttura polivalente, aperta al mercato.

2. MUSEO DEL COSTUME
Indirizzo: via F. M. Penna, 65; Provincia di Ragusa; Comune: Scicli;
Orari e giorni di apertura al pubblico:
Lunedì - Giovedì dalle ore 18.30 alle 23.00
Venerdì - Sabato - Domenica dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle 18.30 alle 23.00
Telefono: 334-3658158
Sito Internet: www.associazioneisola.it

Il Museo del Costume è inserito nel contesto del Barocco di Scicli e di esso costituisce elemento essenziale assieme agli altri vicini siti di interesse storico ed artistico.
Posto nel centro di Scicli, nella barocca Via Francesco Mormina Penna, il Museo custodisce la cultura più genuina della gente di queste terre, rappresentandola dal punto di vista della storia del costume, del modo di abbigliarsi e di mostrarsi, fino alla cultura e all’arte popolare raccontata dai vari manufatti che di questi luoghi costituiscono pregio e vanto.
È stato il Professore Gabriele Arezzo di Trifiletti a compiere l’importante donazione.
Si tratta di alcune unità di archivio privato, in possesso del professore Arezzo per ascendenza familiare,
e che riguardano la figura della Duchessa Albafiorita Ines Crescimanno in Penna e della primogenita Carolina, donna di cultura e forte carisma molto nota nella città di Scicli anche per la sua attività filantropica.
L’importante repertorio si compone di corrispondenze private, diari, diplomi, riconoscimenti, manoscritti inediti,
fotografie dal cui studio sarà possibile trarre interessanti inediti sulla storia di Scicli tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Fanno parte della donazione anche alcuni oggetti personali della Duchessa Ines e atti originali che riguardano il Barone Francesco Penna, la fabbrica del Pisciotto ed alcune costruzioni pubbliche tra Donnalucata e Sampieri.
Il professore Trifiletti, appassionato studioso d’arte e storia del costume siciliano, è giunto alla decisione di donare questi preziosi manoscritti al “Museo del Costume” di Scicli perché lo considera sensibile alla cultura del luogo. Grazie alla passione e preparazione della dottoressa Giovanna Giallongo,
a breve verrà allestita, all’interno del Museo, una sezione archivistica che si affiancherà ai documenti inediti dell’archivio storico dell’Opera Pia Carpintieri, in via di catalogazione e allestimento. Il responsabile del Museo del Costume, il dottore Giovanni Portelli, ha espresso grande apprezzamento per questa donazione, assicurando che sarà dato giusto risalto al materiale di indubbia ricchezza storica.

3. GROTTA MUSEO "A RUTTA RI DON CARMELU"
Indirizzo: Grotte rupestre di Chiafura; Provincia di Ragusa; Comune: Scicli
Orari e giorni di apertura al pubblico:
Lunedì - Venerdì dalle ore 09.00 alle ore 13.00 e dalle ore 17.00 alle ore 20.00
Sabato - Domenica dalle ore 09.00 alle ore 13.00 e dalle ore 17.00 alle ore 21.00
Telefono: per prenotare le visite telefonare al numero 329.0695483

4. PRESEPE ARTISTICO DEI FRATELLI MARINERO
Indirizzo: Presso la cava di Santa Maria La Nova; Provincia di Ragusa; Comune: Scicli;
Orari e giorni di apertura al pubblico:
Dal Lunedì alla Domenica dalle ore 20.00 alle 24.00

5. PRESERE ARTISTICO DELLA FAMIGLIA CARUSO
Indirizzo: Via Parini, 5 in prossimità della centralissima Piazza Italia; Provincia di Ragusa; Comune: Scicli;
Orari e giorni di apertura al pubblico:
Dal Lunedì alla Domenica dalle ore 10.30 alle 13.00 e dalle 16.30 alle ore 20.30
Email: cfaranda84@virgilio.it

GALLERIE:
GALLERIA D'ARTE "L'ANDRONE" di Giavatto Teresa, Via Nazionale, 70 - Telefono: 0932.841078
GALLERIA DI SARNARI ANTONIO, VIa Mormino Penna n. 79 - Telefono: 0932.931154

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SANTA CROCE CAMERINA
Indirizzo: C/da Marchesa n. 221; Provincia di Ragusa; Comune: Santa Croce Camerina
Telefono: 0932.911645; Email: info@museodelfumetto.net; Sito internet: www.museodelfumetto.net

Per iniziativa dell’Arch. Giuseppe Miccichè, è sorto nel piccolo centro ibleo un interessante Museo del Fumetto, esperimento pressoché unico in Italia, sull’onda di un interesse ed una ricerca del come eravamo e di certe radici che stanno alla base del nostro attuale modo di essere e di pensare.
Raccoglie circa centomila pezzi ed il numero è destinato a crescere ovviamente.
L’ipotesi di unicità nasce dal fatto che una realtà cartacea simile, a disposizione di quanti vogliano fare ricerche specializzate o semplicemente rivisitare un proprio mondo passato o confrontare per studio od altro, non è facilmente assemblabile. Elencarne i motivi è un po’ superfluo, anche se non inutile.
Un Museo-Biblioteca tematico privato è, in effetti, la sintesi di interessi coltivati da decenni, di un materiale cartaceo ( raccolte e collezioni) reperito in tutti gli angoli d’Italia, di locali destinati all’uopo e capaci di ospitare raccolte, visitatori, curiosi, studiosi.
Una simile istituzione, nella nostra provincia, poteva sembrare ieri alquanto superflua, data la perifericità della nostra terra. Oggi a tutti i livelli non è più così.
Le infrastrutture, i mezzi di comunicazione, i mass-media, , fanno della iniziativa in questione un altro puntello per il rilancio turistico- culturale della Provincia di Ragusa.
Il Museo, vedi alcune foto, si articola in un salone adibito ad esposizione, conferenze, studio ed in cinque sale contenitrici ed espositive .
La disposizione delle sale e delle raccolte tenta di assecondare un percorso storico del fumetto dagli inizi fino ad oggi.

2. ZONA ARCHEOLOGICA CAUCANA
Indirizzo : Via delle Anticaglie - Caucana; Priovincia di Ragusa; Comune: Santa Corce Camerina

Orari e giorni di apertura al pubblico:
Orari ingresso : Tutti i giorni 8.00-19.00
Telefono: 0932.916142
Costo biglietto: biglietto singolo intero 2,00 €; biglietto singolo ridotto 1,00 €; ingresso residenti in provincia: 1,00 €. Sito "temporaneamente" chiuso
L’ancoraggio di Kaucana, ad est di capo Scalambri, lungo la costa meridionale della Sicilia è abbastanza noto alle fonti tardoantiche, il cui ricordo è legato alla vocazione portuale del sito da dove partivano le comunicazioni per Malta e la costa nord-africana. Procopio ed altri scrittori bizantini della guerra gotica parlano di Kaucana proprio in occasione di una delle operazioni militari relative alla guerra contro i militari relative alla guerra contro i militari relative alla guerra contro i Vandali. I vasti quartieri del chorion di kaucana sorsero su un’area che non era mai stata occupata prima. L’abitato di Kaukana è uno dei meglio noti e conservati del periodo tardoantico in Sicilia, che permette di conoscere le dinamiche insediamentali e le articolazioni urbanistiche, nonché l’organizzazione funzionale degli spazi, in questo periodo.

I resti dei quartieri, distribuiti lungo la costa, sono coperti da una spessa coltre sabbiosa che ha consentito un’insolita ed eccezionale conservazione delle rovine.
Il continuo avanzare del mare in questo tratto della costa ha probabilmente ridotto l’estensione dell’abitato antico. Il quartiere di Kaukana situato ad Est di Punta Secca, in località Anticaglie, è quello maggiormente noto. In questo complesso sono stati scoperti ben venticinque edifici. Queste costruzioni sono raggruppate in prossimità di una chiesetta cimiteriale a tre navate e si distribuiscono su una fascia costiera lunga circa 300 m. e larga 200 m. Gli edifici sono a pianta semplice con pochi vani a schiera ed un perimetro di forma rettangolare oppure a pianta complessa caratterizzati dalla presenza di un cortile absidato. La tecnica edilizia adottata è a doppio paramento per i muri perimetrali, in corrispondenza di apertura vengono utilizzati dei blocchi di grandi dimensioni cementati con malta; i paramenti murari sono intonacati con uno strato di gesso.
Della chiesetta si conserva l’impianto planimetrico costituito da tre navate precedute da nartece e conclusa, quella centrale, da un’abside. Nella navata meridionale, nel nartece ed all’esterno dell’abside si trovano delle tombe, alcune delle quali del tipo a bauletto. Importanti resti musivi pavimentano la navata centrale. Essi sono caratterizzati da riquadrature poligonali entro cui campeggiano figure di quadrupedi e raffigurazioni antropomorfe di pieno prospetto.

3. MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE DI KAMARINA
Indirizzo: S.P. 102 - Km.1 C/da Cammarana; Provincia di Ragusa; Comune: Ragusa
Orari e giorni di apertura al pubblico:
dal Lunedi' al Sabato dalle 9,00 alle 13,30.
Per eventuali aperture pomeridiane e/o giornate festive assumere informazioni telefoniche preventive.
Costo biglietto: Singolo intero € 4,00; Singolo ridotto € 2,00; residenti in Provincia € 1,00.
Telefono: 0932.826004

Il Museo insiste sulla sommità del promontorio di Cammarana, abitato dall’età del bronzo antico alla modernità, e occupa gli spazi della masseria che, alla fine dell’800, si installò sull’acropoli inglobando il tempio di Athena, divinità tutelare della città greca. Del tempio, trasformato in età bizantina o medievale in una chiesa dedicata alla Madonna, rimangono visibili parte del muro sud della cella, delle fondazioni e del basamento pavimentale, inseriti nel percorso museografico.
I diversi corpi di fabbrica in cui la masseria si articolava oggi ospitano gli oltre 6.800 reperti patrimonio del Museo; dell’edificio rurale si sono mantenute le caratteristiche strutturali, così da offrire una lettura diacronica della storia dell’insediamento umano nel sito fino ai nostri giorni. Al suo interno, il percorso espositivo, propedeutico alla visita degli scavi, racconta la storia del territorio camarinese dalla preistoria all’età medievale, segnalandosi particolarmente, oltre che per la presenza del tempio e per la ricca collezione di anfore - tra le più importanti, per numero e tipologie, del Mediterraneo - soprattutto per la presenza, assai rara, di vere e proprie antesignane delle attuali carte d’identità, le c.d. tessere civiche appartenute ai camarinesi di metà V secolo a.C.; infine, per la importante collezione di reperti subacquei provenienti dai numerosi relitti identificati nei fondali camarinesi.
A nord ovest del cortile del Museo, occupato dal c.d. Belvedere, si accede all’area dell’agorà della città greca, che, situata all’estremità sud-occidentale del promontorio, tra il tempio di Athena e il porto alla foce dell’Ippari, gravita sull’ampia baia sotttostante.
Lo spazio dell’agorà presenta due imponenti portici e cinque basi di altari, e si articola in due aree, una civile e religiosa, l’altra commerciale. Proseguendo verso nord e la foce dell’Ippari, sono visibili i resti della torre la quale, un tempo parte del circuito difensivo di Camarina, proteggeva la porta di ingresso della città che immetteva dalla foce del fiume all’acropoli.
Attraversata la strada provinciale, è visitabile  anche la porzione del quartiere ellenistico-romano finora indagata.
La fondazione di Camarina, vera e propria colonia di popolamento voluta da Siracusa sulla costa meridionale della Sicilia, risale secondo Tucidide al 598 a.C.
La storia arcaica della città viene funestata intorno al 552 a.C. da un forte contrasto con la madre-patria Siracusa, al quale non fú estraneo l'importante ruolo assunto nel territorio da Camarina che diviene base commerciale e sbocco sul mare del retroterra indigeno.
Il periodo di maggiore notorietà per la città è comunque quello corrispondente alla sua seconda fase di vita, quella di età classica, dagli inizi alla fine del V secolo.
Dopo la distruzione ad opera dei Cartaginesi, nel 405 a.C., Camarina viene nuovamente ricostruita ad opera di Timoleonte.
Questa fase della città si chiude con la distruzione romana del 258 a.C. alla quale segue una nuova ricostruzione che dá vita alla città repubblicana.
Il museo è ubicato all'interno dell'area archeologica dell'antica città "classica" di Camarina. Il sito dista 35 Km da Ragusa ed è raggiungibile percorrendo la strada provinciale S. Croce-Scoglitti (frazione del comune di Vittoria).
La sede museale è una costruzione rurale di fine ottocento, esempio significativo di una tipologia residenziale agricola molto diffusa nella fascia costiera iblea.
L'edificio, che si articola in diversi corpi di fabbrica organizzati attorno ad uno spazio centrale aperto su due lati verso la campagna, insiste nel sito dell'acropoli dove sorgeva il tempio di Athena, i cui resti sono ancora visibili all'interno di uno degli ambienti del museo.
Il museo illustra la storia politica, civile ed economica della città di Kamarina, lo sviluppo urbanistico, i più importanti monumenti e la produzione materiale ed artistica.
Le collezioni. Tutto il materiale archeologico esposto è frutto di ricerche archeologiche condotte dalla Soprintendenza di Siracusa che hanno interessato tanto l'area della città quanto la necropoli.
L'ordinamento è cronologico, ad eccezione che per i materiali di provenienza subacquea

Sala 1 reperti di archeologia subacquea
Sala 2 esposizione delle anfore
Sala 3 documentazione sulle caratteristiche geologiche e paleontologiche del territorio, sugli insediamenti umani in età preistorica e protostorica, sulla fondazione della città agli inizi del VI secolo a. C. da parte dei siracusani; reperti della cultura di Castelluccio, provenienti da alcuni villaggi preistorici costieri
Sala 4 detta di "Camarina Arcaica" documentazione relativa al primo abitato e alla necropoli di contrada Rifriscolaro ed esposizione di corredi funerari
Sala 5 detta "dei Culti" documentazione del santuario di Persefone, esposizione delle statuette di Demetra e Kore della stipe votiva
Sala 6 detta "del Tempio di Athena"
resti del tempio di Athena (teichobate del pronao), documentazione della forma dell'edificio, esposizione di vari frammenti di terrecotte architettoniche (sime laterali)
Sale 7 - 8 documentazione della città classica, timoleontea ed ellenistico-romana

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POZZALLO

1. TORRE CABRERA
Indirizzo: Via delle Sirene; Provincia di Ragusa; Comune: Pozzallo;
Telefono: 0932.797220

Il monumento più importante della città è la “ Torre Cabrera”, voluta dal Conte di Modica Bernardo Cabrera. L’edificio a pianta quadrata consta di tre piani più la terrazza che attualmente manca delle merlature. All’esterno conserva il cinquecentesco bastione scarpato che si affaccia sul mare con l’enorme terrazza. I recenti restauri hanno portato alla conclusione che non si trattava solo di una torre di difesa ma di un palazzo che aveva la funzione di residenza signorile e di torre di difesa delle granaglie e di tutte le merci che venivano imbarcate dal caricatore. Nel 1500 divenne una torre costiera utile alla difesa dagli attacchi dei pirati e pertanto venne fortificata, modificando le grandi aperture esterne ed adattando gli spazi interni ad un utilizzo militare. La planimetria interna con i magazzini e le cisterne nel piano terra e i decorati e ampi saloni dei piani superiori rispondono alla duplice funzione della Torre di palazzo residenza e di Torre di difesa. All’interno ci sono altissime volte a crociera ed una scala a chiocciola ricavata all’interno dello spessore del muro conduce alla terrazza superiore. . Fino al 1715 una delle sale era destinata a "Cappella" dedicata a "Santa Maria della Pietà " il cui affresco, di autore ignoto, è ancora visibile Lo stemma della famiglia è scolpito nelle chiavi di volta delle crociere. Spesso lo stemma è bipartito “Cabrera-Prades” ossia la capra per i Cabrera ed i gigli con listelli per la famiglia Prades.

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COMISO

1.MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE DI COMISO
Indirizzo: Sezione Cetacei e Tartarughe marine, Piazza delle Erbe n° 13
Sezione Zoologica e paleontologica, Via degli Studi n° 9; Provincia di Ragusa; Comune: Comiso
Costo biglietto: Intero € 3,50 - Ridotto € 2,00
CONTATTI:
Dott.ssa Salvina Calandra, tel: 0932.748335, email: s.calandra@comune.comiso.rg.it
Dott. Gianni Insacco, tel: 0932:722521, email:  g.insacco@comune.comiso.rg.it
Museo Civico Storia Naturale, email: museostorianaturale@comune.comiso.rg.it
Rivista Scientifica Museo, email: naturarerum@comune.comiso.rg.it

Orari e giorni di apertura al pubblico:
Dal Martedì al Sabato – ore 9.30-13.00 / 16.00-19.30
Aperto la Domenica – ore 9.30-13.00
Chiuso il pomeriggio del Mercoledì e del Venerdì
Chiusura infrasettimanale: Lunedì
Prenotazioni per scolaresche e gruppi organizzati al 0932/722521.

Istituito nel 1991 è attualmente fruibile presso due edifici attigui. Presso il “Vecchio Mercato Ittico” di piazza delle Erbe, suggestiva costruzione risalente al 1867 è presente la Sezione dei Cetacei e delle Tartarughe marine invece, presso il primo piano “dell’Ex Scuola D’arte” di via degli Studi, è fruibile la Sezione Paleontologica e la Sezione Zoologica.

LE COLLEZIONI DEL MUSEO
Il museo possiede una ricca collezione di fossili di varie ere geologiche, circa 10.000 reperti, nonché cospicui resti di vertebrati del quaternario siciliano e un centinaio di minerali siciliani.
Possiede numerosi preparati zoologici, fra questi diverse centinaia di conchiglie, circa duemila animali terrestri e marini naturalizzati, diversi preparati osteologici e la più importante collezione cetologica del meridione d’Italia.
Oltre 7000 reperti fossili appartengono alla Collezione paleontologica privata “G. Insacco” e altri reperti fossili e zoologici sono stati recuperati a seguito di missioni compiute dal personale del museo, oppure donati da diverse ditte benefattrici o da privati collezionisti.
SEZIONI ALL'INTERNO DEL MUSEO:
SEZIONE PALEONTOLOGICA
SEZIONE ZOOLOGICA
CETACEI E TARTARUGHE DEL MEDITERRANEO
GALLERY

2. BIBLIOTECA BUFALINO

Indirizzo: Piazza delle Erbe; Provincia di Ragusa; Comune: Comiso
Orari e giorni di apertura al pubblico:
Lunedì e Mercoledì: ore 9,00-14,00; Martedi, Giovedi e Venerdi: ore 9,00-14,00; 16,00-19,00.
Telefono: 0932 962617
Sito Internet: www.fondazionebufalino.it

Scopi principali: valorizzare il contenuto "umanistico" dell'opera di Gesualdo Bufalino; sviluppare lo studio in modo analitico e articolato dell'opera bufaliniana mediante l'organizzazione di convegni, seminari, studi, mostre, pubblicazioni; favorire la consultazione del patrimonio librario e documentale conservato nella Biblioteca della Fondazione Bufalino.
Biblioteca della Fondazione Bufalino: si conservano, oltre alle “carte” dello scrittore, tutte le sue opere pubblicate nelle varie edizioni italiane e straniere, la sua biblioteca privata (un fondo librario di circa 10.000 volumi in gran parte di narrativa e saggistica letteraria), una piccola emeroteca, una collezione di dischi, una videoteca, un archivio di documentazione bibliografica di e su Bufalino (elzeviri, interviste, fortuna critica, tesi di laurea e di dottorato). Non è ammesso il prestito.